Il nostro ordinamento giuridico, in particolare l’art. 533 del codice penale, prevede che l’imputato, per poter essere condannato, debba risultare all’esito del dibattimento l’autore materiale del fatto “oltre ogni ragionevole dubbio”.
Un dubbio, quindi, che sia ragionevole, deve portare all’assoluzione dell’imputato.
Il processo a carico di Alberto Stasi, come noto, si è concluso con una sentenza di condanna, passata in giudicato. Nel dibattimento, tuttavia, gran parte degli argomenti oggetto delle indagini odierne non hanno avuto ingresso. Questo è normale, atteso che non è nella nostra cultura e natura prevedere l’ingresso nel dibattimento delle cd “piste alternative”.
Però, la presenza di piste alternative, sono indiscutibilmente dimostrazione che un dubbio sulla colpevolezza dell’imputato è ragionevole coltivarlo.
E’ bene sempre ricordare che ben due Corti di merito su tre, e quindi il GUP del Tribunale di Vigevano, e la Corte d’assise d’appello di Milano, hanno assolto Alberto Stati, il quale poi sarà condannato in seguito alla cassazione di quest’ultima pronuncia e alla celebrazione del processo bis in Corte d’Assise d’Appello.
Quanto sta accadendo a Pavia è unico e inusuale.
La stessa Procura della Repubblica che sosteneva l’accusa nel processo a carico di Alberto Stasi (la Procura della repubblica di Vigevano che all’epoca svolse le indagini è stata accorpata a quella di Pavia), che condusse le indagini a suo carico, che ne chiese il rinvio a giudizio, che impugnò la sentenza di primo grado e quella di appello che lo videro assolto, che alla fine ne ottenne la condanna, oggi indaga Andrea Sempio per lo stesso fatto, dovendo forzare la mano e indicandolo come concorrente nel reato con Alberto Stasi “oppure con altri”.
Alberto Stasi e Andrea Sempio non si conoscevano, e su questo non ci sono dubbi.
La sentenza definitiva di condanna a carico di Alberto Stasi lo indica come autore materiale del delitto, senza nemmeno ipotizzare la presenza di complici.
Come si concilia, quindi, il giudicato penale della vicenda Stasi con il capo di imputazione a carico di Sempio?
Tutti si chiedono come finirà; non possiamo saperlo, però possiamo fare delle ipotesi, codici alla mano.
Se la Procura della Repubblica di Pavia decide di esercitare l’azione penale in danno di Sempio o altri, e nel caso di imputazione non è prevista una convincente tesi che preveda la presenza anche di Stasi sulla scena del crimine e in concorso con i nuovi imputati, sarò gioco facile per i difensori di questi ultimi eccepire il giudicato.
Però, se dal fascicolo delle indagini, all’esito delle stesse e a prescindere dalle determinazioni della Procura, dovessero emergere elementi nuovi, che soli, o uniti a quelli già acquisite nel processo Stasi, possano portare all’assoluzione (o meglio alla presenza del ragionevole dubbio di cui sopra) ecco che si aprirebbe la vera partita, quella della revisione del processo.
Ed è evidentemente questo l’obiettivo vero della difesa di Stasi, che adesso sta facendo “lavorare la Procura” e attende con fibrillazione che, a prescindere dalle determinazioni della stessa sull’esercizio dell’azione penale, le indagini trovino un loro compimento, gli incidenti probatori giungano a conclusione e la mole di intercettazioni siano sbobinate.
La storia del delitto di Garlasco è ancora tutta da scrivere.





