In questi giorni il tema forte del caso Garlasco è la “consulenza Linarello”, vale a dire il parere genetico di parte che la famiglia di Alberto Stasi, all’epoca, siamo nel dicembre del 2016, già condannato in via definitiva per l’omicidio di Chiara Poggi, commissionò al genetista Pasquale Linarello e che concludeva per la presenza di tracce di DNA di Andrea Sempio sotto le unghie del cadavere di Chiara Poggi. Il documento suddetto, in modo irrituale, era in possesso della difesa di Andrea Sempio in un momento storico in cui questo non poteva avvenire.
Cerchiamo, come sempre, di chiarire le tappe giudiziarie di questa vicenda, per fare un po’ di ordine nella bulimia di informazioni che provengono dai talk e dalla rete.
Nel dicembre del 2016 la madre di Alberto Stasi, ripeto all’epoca già condannato in via definitiva, propose un esposto alla Procura Generale presso la Corte di appello di Milano, con il quale indicava in Andrea Sempio il responsabile dell’omicidio, allegando a sostengo la consulenza Linarello e una relazione di una agenzia investigativa.
Va detto che quando c’è una sentenza passata in giudicato che individua un responsabile per il compimento di un delitto, l’unico modo per annullare la sentenza è quello di chiedere la revisione del processo. La procura Generale di Milano, quindi, ricevuto l’esposto, e non ritenendosi competente, lo smistò sia alla procura di Pavia, per l’eventuale seguito delle indagini, sia alla procura generale presso la Corte di Appello di Brescia, competente per il giudizio di revisione.
La Corte di Appello di Brescia dichiara inammissibile l’istanza, e la famiglia di Chiara Poggi, chiede l’accesso al fascicolo, e acquisisce, in data 11.01.2017 la consulenza Linarello e gli atti allegati all’esposto della madre di Alberto Stasi.
Il 13.01.2017 la consulenza arriva via mail al Generale Garofano, all’epoca consulente di Andrea Sempio, con l’incarico di effettuare una contro consulenza; lo stesso giorno, durante la trasmissione “Quarto Grado” ospite proprio il Generale Garofano, la consulenza viene mostrata pubblicamente.
Il 27.01.2017 il Generale Garofalo consegna la sua controconsulenza all’avvocato dell’epoca di Andrea Sempio, Massimo Lovati, che però non la userà per le sue difese, anche perché di li a poco arriverà l’archiviazione, chiesta dal PM Mario Venditti, oggi sotto indagine a Brescia per corruzione in atti giudiziari, e disposta dal GIP in assenza di opposizione delle persone offese.
L’avv. Massimo Lovati dirà in più occasioni di aver avuto la consulenza Linarello da un giornalista il 30.12.2016, lasciando intendere che il cronista fosse Giangavino Sulas, oggi deceduto.
La questione rilevante è la seguente. Gli atti di indagine, e in particolare il contenuto dell’esposto, sono secretati, e quindi non possono essere noti a nessuno, se non a chi li ha inoltrati, e quindi ai legali di Andrea Sempio, o alla stessa Procura.
Questo vale almeno fino al 11.01.2027, quando gli atti sono stati certamente acquisiti dal legale della famiglia Poggi.
Quindi, quali sono le possibili risposte, in astratto, alla domanda che tutti si fanno, vale a dire come ha fatto l’avv. Lovati ad entrare in possesso della consulenza Linarello?
Intanto andrebbe compresa la data di effettiva detenzione dei documenti. Se diamo per buone le affermazioni dell’avv. Lovati, e quindi che avesse ricevuto la documentazione da un giornalista il 30.12.2016, la responsabilità dell’illecita divulgazione non può che essere di qualcuno interno alla Procura. In tal caso, questi, va individuato e quindi la Procura di Brescia dovrebbe (ed è probabile che lo abbia già fatto) aprire un fascicolo contro ignoti per la divulgazione degli atti coperti dal segreto istruttorio e sentire l’avv. Lovati come testimone. Il problema è che l’avv. Lovati potrebbe eccepire il segreto professionale e quindi astenersi dal rispondere, mentre il teste di riferimento, Giangavino Sulas è morto (e comunque anche lui avrebbe potuto opporre il segreto professionale).
Ad ogni buon conto, e a dimostrazione che una indagine sul punto ci sia, vi è il dato che proprio il generale Garofano è stato sentito a sit dalla Procura di Brescia.
Se, invece, dobbiamo fare esercizio di dubbio sulle affermazioni dell’avv. Lovati, l’unica possibile strada è quella di una dazione tra chi, in modo legittimo e qualificato deteneva dall’11.01.2017 la documentazione, e quindi la difesa di Chiara Poggi, e la difesa di Andrea Sempio. Una “collaborazione” insana e contronatura, atteso che le parti sono evidentemente contrapposte, e alla quale, da avvocato, non voglio minimamente credere.
Ad ogni modo, la questione è centrale per la soluzione del caso e per comprendere le dinamiche che, a mio avviso, ancora oggi governano i fatti di Garlasco e l’unica via per poter scrivere parole definitive sul punto è affidarsi all’inchiesta che, probabilmente, la Procura di Brescia ha già avviato.
avv. Michele Allamprese





