CASO GARLASCO: LE VICENDE DEL SEQUESTRO A CARICO DEL DOTT. VENDITTI.

Una inchiesta parallela a quella sul delitto di Chiara Poggi è quella che pende alla Procura della Repubblica di Brescia e che vede indagati l’ex. sostituto procuratore di Pavia dott. Mario Venditti, e altri. Il capo di imputazione provvisorio, vale a dire il fatto penalmente rilevante che viene attribuito al dott. Venditti e agli altri indagati, è di aver percepito danaro, direttamente o indirettamente, da qualcuno nell’interesse di Andrea Sempio per chiedere l’archiviazione del procedimento a suo carico e originato a fine 2016 in seguito ad un esposto della madre di Alberto Stasi, all’epoca già condannato in via definitiva.

Cerchiamo di mettere ordine nella bulimia di notizie che ci piovono addosso dai media, e di riportare, ad una dimensione giudiziaria comprensibile, quanto sta accadendo.

Quando una persona assume la veste di indagato in un procedimento penale, significa che un pubblico ministero, e quindi il soggetto titolare dell’esercizio dell’azione penale, sta effettuando indagini per accertare se il fatto attribuito all’indagato, è realmente avvenuto, è penalmente rilevante, non è stato commesso in presenza di cause di giustificazione e quindi può portare ad una ragionevole previsione di condanna dell’indagato.

L’esito di una indagine, infatti, può essere o la richiesta di rinvio a giudizio, e quindi la richiesta che verrà valutata da un Giudice di sottoporre a processo l’indagato, o la richiesta di archiviazione, e quindi la insussistenza di elementi sufficienti ad una previsione di condanna, che dovrà essere anche valutata da un Giudice.

Ricordo che quando si parla, nel codice di procedura penale di Giudice, si fa riferimento ad un appartenente alla magistratura giudicante, mentre il pubblico ministero, a volte impropriamente chiamato “giudice”, appartiene alla magistratura inquirente.

Nel nostro caso al dott. Venditti viene contestato il grave reato di corruzione in atti giudiziari, prevista dall’art. 319 ter del codice penale, vale a dire il reato che commette il pubblico ufficiale che, nell’esercizio delle sue funzioni o dei suoi poteri, indebitamente riceve danaro o altra utilità per compiere un atto legittimo (corruzione impropria) o per compiere un atto contrario al proprio ufficio (corruzione propria).

Nel nostro caso l’ipotesi della Procura è che il PM avrebbe ricevuto soldi per chiedere l’archiviazione di Andrea Sempio, ma in questa fase non si è ancora accertato se trattasi di corruzione propria o impropria.

Ricordiamo che un procedimento penale si archivia se lo dispone un Giudice, e che il pubblico ministero ha solo il potere di chiedere l’archiviazione.

Un’altra cosa da dire è che quando indagato è un magistrato, la competenza è sempre della Procura che si trova in un distretto di Corte d’appello diverso da quello in cui il magistrato opera o ha operato, e individuato per Legge. Nel nostro caso il dott. Venditti ha svolto le sue funzioni presso la procura della Repubblica di Pavia, che rientra nel distretto di Corte di appello di Milano, e infatti le indagini sono incardinate presso la procura della Repubblica di Brescia.

Le indagini penali sono sempre segrete, altrimenti gli inquirenti non potrebbero sfruttare l’effetto sorpresa nell’attività investigativa o nell’adozione di provvedimenti cautelari. Questo finché non si compiono atti per i quali non è prevista la presenza del difensore dell’indagato, che inevitabilmente si manifestano all’esterno.

Tornando al nostro caso, la pubblica conoscenza dell’indagine è conseguita alle perquisizioni disposte dalla procura della Repubblica a casa del dott. Venditti, e del conseguente sequestro probatorio di dispositivi elettronici e documenti, e questo accadeva il 26 settembre scorso.

Avverso il provvedimento di perquisizione e sequestro, disposto dal PM, la difesa del dott. Venditti ha proposto richiesta di riesame al competente Giudice di Brescia, che in composizione collegiale lo ha parzialmente accolto e disposto la restituzione di parte degli oggetti sequestrati, mentre restano sottoposte a vincolo alcune agende.

Il Tribunale del riesame accoglie l’opposizione o per motivi di merito o perché difettano i presupposti del sequestro. La motivazione la conosceremo nei prossimi giorni, e sarà molto importante per comprendere l’evoluzione dell’indagine, anche sull’omicidio della povera Chiara.

Dunque le indagini per corruzione in atti giudiziari a carico del dott. Venditti e degli altri indagati continuano, a prescindere dal provvedimento del riesame, e dell’eventuale ricorso in cassazione e dovranno accertare innanzitutto se effettivamente corruzione c’è stata, e poi chi è il corruttore.

La novità delle ultime ore è che, prima che materialmente sia data esecuzione al provvedimento del Tribunale del riesame e quindi siano restituiti al dott. Venditti i beni sequestrati, sugli stessi è stato emesso un nuovo decreto di sequestro da parte della Procura di Brescia ma riferibile all’indagine sul cosi detto ”Sistema Pavia”.

Vedremo come si svilupperà anche questa vicenda, atteso che sicuramente la difesa del dott. Venditti proporrà un’ulteriore richiesta di riesame.

Invece sarà molto importante capire, ove corruzione ci sia stata, se l’atto compiuto dal dott. Venditti possa annoverarsi come legittimo o meno. E questo per comprendere le ripercussioni sull’indagine principale, che a tutti interessa, sull’omicidio della povera Chiara Poggi.

Avv. Michele Allamprese

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