Omicidio Mattarella. Ultimo clamoroso arresto.

Il mattino del 6 agosto del 1980 ignoti sicari uccidevano, a colpi di pistola, Piersanti Mattarella, all’epoca Presidente della Regione Siciliana e fratello di Sergio Mattarella, attuale Presidente della Repubblica.

Per questo omicidio si è celebrato un processo, concluso con sentenza definitiva di condanna in Cassazione nel 1999, che riconosce quali mandanti mafiosi dell’omicidio i Boss di Cosa Nostra Totò Riina, Michele Greco e altri, e assolve quali esecutori materiali Valerio Fioravanti e Gilberto Cavallini, due aderenti ai NAR.

La notizia recente e molto importante riguarda l’adozione della misura cautelare degli arresti domiciliari a carico di Filippo Piritore, all’epoca dei fatti funzionario della Squadra Mobile della questura di Palermo, che poi negli anni successivi è stato anche Questore e Prefetto, oggi 75enne e in pensione.

Di cosa è accusato il dott. Piritore?

Innanzitutto bisogna ripartire dalla riapertura delle indagini, disposta nel 2017. Infatti, dopo la sentenza di assoluzione degli esecutori materiali dell’omicidio, la Procura di Palermo decise di continuare ad indagare e, nell’ambito di tale procedimento, ascoltò nel settembre del 2024, come persona informata sui fatti, il dott. Filippo Piritore.

L’antefatto è il seguente.

Poco distante dal luogo del delitto venne rinvenuta una Fiat 127, probabilmente usata dagli assassini per commettere l’omicidio. All’interno dell’autovettura fu rinvenuto un guanto destro di pelle, verosimilmente usato da chi sparò alla vittima. All’epoca non erano ancora note le indagini sul DNA, ma oggi, ove si rinvenisse il guanto e fosse stato correttamente conservato, dall’esame genetico si potrebbero ottenere importantissime informazioni sull’assassino.

La presenza di questo guanto all’interno della 127 venne confermata anche dall’allora Ministro degli interni, Virginio Rognoni, in una audizione parlamentare, da una foto scattata dai reporter giunti sul posto, da numerose annotazioni di PG e, tra queste, una a firma dell’indagato Piritore, con la quale si affermava che il guanto veniva affidato ad un funzionario della scientifica che avrebbe dovuto consegnarla al dott. Pietro Grasso, all’epoca PM titolare delle indagini.

Sta di fatto che sia il funzionario della scientifica che il dott. Grasso, hanno negato di aver mai ricevuto il guanto, e addirittura il dott. Grasso ha negato di aver mai avuto conoscenza della sua presenza nell’autovettura.

Ascoltato nel settembre 2024, il dott. Piritore confermerà l’annotazione di servizio e, da questo dato, la Procura di Palermo ha tratto la convinzione che questi abbia potuto operare un depistaggio, quindi una attività di sviamento delle indagini per favorire i responsabili dell’omicidio, proprio per le false dichiarazioni rese alla Polizia Giudiziaria nel settembre scorso, con capo di imputazione provvisorio proprio il reato previsto dall’art. 375 del codice penale.

Il Pm titolare delle indagini, quindi, ha chiesto e ottenuto dal GIP la misura cautelare. Ora le indagini proseguiranno a carico dell’indagato e vedremo quali sviluppi ci saranno.

Se volete approfondire l’argomento vi consiglio la visione del documentario “Magma” che trovate su Netflix.

avv. Michele Allamprese

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