Sono sempre più i cittadini italiani che si recano all’estero, in particola modo in Turchia e in Albania, per sottoporsi a trattamenti chirurgici, spesso odontoiatrici o estetici.
Ma quali sono i rischi legali di questa scelta?
Chiaramente facciamo riferimento all’ipotesi in cui il trattamento odontoiatrico o chirurgico non sia svolto a regola d’arte e quindi ci siano conseguenze lesive risarcibili per il paziente danneggiato.
Il rischio di non poter ottenere una tutela risarcitoria è molto concreto.
Infatti, spesso, il contratto per quanto sottoscritto da intermediari italiani è stipulato con un soggetto straniero, e l’intervento odontoiatrico si svolge all’estero. Questo significa che in caso di malpractice medica, il soggetto tenuto al risarcimento è estero, e spesso assume la forma societaria, con tutte le conseguenze in termini di solvibilità ma anche di giurisdizione.
Infatti un eventuale contenzioso dovrà svolgersi presso l’Autorità giudiziaria del paese in cui è avvenuto l’intervento sanitario.
Si tratta di rischi, quindi, molto concreti e che dovrebbero far riflettere prima di decidere di sottoporsi ad interventi odontoiatrici all’estero, in particolar modo in Paesi che non hanno una affidabilità giurisdizionale piena e certa.
Come si può fare per limitare i rischi?
Innanzitutto sarebbe già un grosso vantaggio contrarre la prestazione sanitaria da svolgere all’estero con un soggetto italiano, il che renderebbe possibile il contenzioso in Italia e più facile ottenere l’eventuale risarcimento.
In via subordinata si può pensare di imporre alla struttura sanitaria straniera una polizza a garanzia del corretto intervento odontoiatrico, con una compagnia rientrante nel sistema europeo e con foro competente in caso di controversia quello italiano.
Avv. Michele Allamprese





