La vicenda giudiziaria che vede coinvolto l’ex pubblico ministero Mario Venditti, già sostituto procuratore della Repubblica di Pavia e assegnatario del fascicolo a carico di Andrea Sempio instaurato nel 2016 in seguito all’esposto della madre di Alberto Stasi, sta entrando nel vivo.
Se fossimo in una partita di calcio, staremmo giocando i minuti finali con il risultato in bilico di zero a zero ed entrambe le squadre che provano a vincere la gara.
Vediamo gli highlights della partita.
La prima azione è della Procura della Repubblica di Brescia, ricordiamo competente per i reati commessi da Magistrati in servizio o già in servizio, in uffici giudiziari del distretto di corte di appello di Milano, tra cui rientra Pavia.
La Procura dispone perquisizione e sequestro a carico, tra gli altri, del dott. Mario Venditti, provvedendo al sequestro dei suoi dispositivi elettronici (pc, tablet e telefoni).
Ma cosa ha in mano la Procura?
Le carte in mano alla Procura a noi note, sono quelle che sono state poste a sostegno del decreto di perquisizione a carico del magistrato.
In particolare si ritengono elementi indiziari a carico del il famoso pizzino sequestrato a casa Sempio in cui era riportata la celebre frase “Venditti Gip archivia x 20. 30. €”, i prelievi in contanti, pari a circa sessanta mila euro e il contenuto delle intercettazioni dei Sempio.
Va detto subito che la Procura, quando emette il decreto di perquisizione, indica solo gli elementi indiziari a sostengo della misura (poi oggetto di accesso al fascicolo da parte dell’indagato) e quindi ben potrebbe avere nascosti nel cassetto ulteriori elementi indiziari ad oggi non noti.
La seconda azione è del dott. Venditti, che decide di dare le dimissioni da Presidente del Casinò di Campione d’Italia; mossa intelligente perché così ha fatto venir meno il rischio di applicazione di una misura cautelare, per il pericolo di reiterazione del reato se non di occultamento delle prove. Questa mossa, però, se non ha consentito alla Procura di chiedere l’applicazione di una misura cautelare, ha concesso alla stessa di non scoprire ulteriormente le carte rendendo pubblici ulteriori indizi che avrebbero sostenuto la richiesta della misura.
A questo punto interviene il VAR, e quindi il Tribunale del riesame, che ha accolto il ricorso e annullato sia il decreto di perquisizione che quello di sequestro a carico del dott. Venditti.
L’ulteriore e successiva azione è della Procura ed era ormai inevitabile, atteso che finalmente si scioglieva l’enigma sulla figura del presunto corruttore, che si individuava nel padre di Andrea Sempio, che veniva iscritto nel registro degli indagati. Questa azione è duplice, perché avviene contestualmente alla disposizione di accertamenti tecnici irripetibili sui dispositivi elettronici sequestrati al dott. Venditti, che come atto garantito è stato notificato anche al signor Sempio.
La mossa successiva è del dott. Venditti, che fa riserva di incidente probatorio, riservandosi così di chiedere al GIP la nomina di un perito per sottoporre a perizia i dispositivi, evitando così che l’accertamento avvenga a mezzo dei consulenti nominati dalla Procura.
Infine, l’ultima azione in ordine di tempo è la escussione come persone informate dei tre avvocati che assistevano Andrea Sempio nel 2017, i cui esiti sono chiaramente secretati, per quanto in parte resi noti dall’avvocato Lovati, il quale ha affermato di aver confermato la ricezione dei soldi in contanti.
La partita è alle battute finali ma non si escludono i tempi supplementari, sperando di non dover ricorrere alla “lotteria dei rigori”.
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