GARLASCO. COME PUO’ ESSERE ANDATA? PUNTATA 1

Cerchiamo di fare una analisi ragionata dei fatti di Garlasco, per tentare di ricostruire come possano essere andate le cose e quali siano le piste investigative da percorrere.

Partiamo dal momento in cui Alberto Stasi rinviene il cadavere della povera Chiara Poggi; sono le ore 13.50 del 13.08.2007.

Facciamolo da un dato certo, la telefonata al 118.

Il testo della telefonata è il seguente:

Stasi: “Mi serve un’ambulanza in via Giovanni Pascoli a Garlasco

Operatore: “A Garlasco? Via Giovanni Pascoli, al numero?”

Stasi: “Al 29 ma è una via senza uscita, la trova subito”

Operatore: “Come?”

Stasi: “E’ una via senza uscita, mi sembra il 29, non ne sono sicuro”

Operatore: “Ma cosa succede?”

Stasi: “E credo che abbiano ucciso una persona, ma non sono sicuro forse è viva.”

Operatore: “Ma in che senso? Cosa è successo’ Lei cosa vede?”

Stasi: “Adesso sono andato dai Carabinieri, c’è sangue dappertutto e lei è sdraiata per terra”

Operatore: “In strada o in casa?”

Stasi: “In casa”

Operatore: “Ma è una sua parente?”

Stasi: “No è la mia fidanzata”

Operatore: “Quanti anni ha questa persona?”

Stasi: “26”

Operatore: “Ma lei è in casa adesso?”

Stasi: “No sono in caserma, sono appena arrivato, adesso gli dico cosa è successo”

…..

Riflettiamo su alcune stranezze nella condotta di Stasi, anche se voglio subito premettere che a mio avviso si ravvedono ragionevoli dubbi sulla circostanza che Stasi abbia commesso il fatto.

Le stranezze della condotta di Stasi in questo dato momento (e probabilmente solo in questo), sono due.

1.Stasi non si avvicina al corpo della fidanzata per verificare cosa è successo;

2. Stasi decide di recarsi ai Carabinieri e telefonare al 118, anziché restare sul posto e attendergli entrambi.

Altri dati di contorno, ma non meno rilevanti sono il fatto Stasi è in auto, e con l’autovettura raggiungerà la caserma dei Carabinieri di Garlasco che dista circa 800 metri dalla villetta del delitto.

Altro dato oggettivo da considerare per tentare di ricostruire i fatti è la circostanza che Stasi non ha le scarpe sporche di sangue, il che stride con il fatto che questi sia entrato nell’abitazione, atteso che la stessa era piena di materiale ematico. Ricorderete le immagini dell’esperimento giudiziale con il quale si tentò di verificare se fosse possibile raggiungere le scale dello scantinato senza sporcarsi le scarpe.

Si deve aggiungere, poi, sempre ai fini di una analisi oggettiva dei fatti, il tono della telefonata al 118, che pare essere quasi notarile, un atto dovuto e ricognitivo di chi sa già che il soccorrendo è morto, atteso che non c’è il classico pathos del soccorritore.

Immaginatevi di giungere sul luogo di un grave incidente stradale, usereste quei toni per chiamare i soccorsi? Aggiungete che la vittima è una persona con cui c’è un intenso legame affettivo.

Nella telefonata Stasi chiede “una ambulanza” anziché porre subito l’accento sulla persona che necessità di soccorso. Anzi, la descrizione dei fatti arriva solo dopo le domande dell’operatore.

Ancora, nella descrizione dello stato della vittima, Stasi dice “è sdraiata per terra”, e sappiamo che Chiara è sulle scale. La descrizione del corpo di Chiara come “sdraiata per terra” non sembra coerente con una descrizione resa da chi ha visto il cadavere, e con quanto lo stesso Stasi dichiarerà in sede di Sit ai Carabinieri poche ore dopo.

Infine la fredda precisazione sulla domanda se la vittima fosse un suo parente, con la risposta “No, è la mia fidanzata”.

Ma come è possibile conciliare questi dati oggettivi con l’innocenza di Stasi?

L’ipotesi più logica potrebbe prevedere che Stasi non avesse bisogno di entrare in casa per sapere cosa era successo, pur non essendo l’assassino, ma consapevole che qualcosa di drammatico poteva essere accaduto.

Quindi abbiamo, in questa ipotesi Alberto Stasi che sa che la povera Chiara potrebbe essersi imbattuta in qualcuno che potrebbe averle fatto del male, magari sapeva già dalla notte prima che Chiara era in pericolo, forse anche per questo e per preservare se stesso non dorme in casa Poggi, e si preoccupa dopo una mattinata intera di telefonate e squilli non risposti, recandosi a casa della fidanzata, ma in auto.

Stasi, infatti, non usa il mezzo di più rapida apprensione, quindi la bicicletta, ma l’auto, che era in garage e che è anche dotata di maggiore sicurezza come strumento di fuga, ove la situazione in casa Poggi già dall’esterno dovesse essere pericolosa; quasi come se sapesse già da quando esce di casa, che doveva raggiungere i Carabinieri e che gli serviva l’auto.

Stasi però non farà mai il nome o i nomi di chi poteva essere un pericolo per Chiara; perché?

Nei prossimi articoli ed esaminando gli atti, cercheremo di fare le ipotesi più logiche.

Clicca qui e seguimi sulle mie pagine: https://www.youtube.com/@AvvocatoMicheleAllamprese

https://www.instagram.com/michele_allamprese_avvocato

https://www.facebook.com/people/Avvocato-Michele-Allamprese/61575067120302

Condividi articolo:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Ultimi Articoli

Consulenza Legale Gratuita

Contattaci per un primo consulto gratuito e senza impegno. Analizzeremo il tuo caso per spiegarti in modo chiaro quali sono i tuoi diritti e le concrete possibilità di azione.

Compila il form con le info richieste e contatta direttamente l’avvocato