Il cambio di strategia (e di difensore) di Sempio porterà vantaggi o una perdita di chance?

Come a tutti noto, recentemente Andrea Sempio, indagato in concorso con Alberto Stati o con altri per l’omicidio di Chiara Poggi, ha cambiato uno dei suoi due difensori, sostituendo l’avvocato Massimo Lovati con l’avvocato Liberio Cataliotti.

Da subito il cambio di strategia difensiva è apparso evidente, vediamo di capirne qualcosa in più.

Il difensore di un indagato, durante le indagini o dell’imputato nel processo, deve dimostrare solo l’infondatezza del capo di imputazione, o meglio che le prove raccolte dall’accusa non sono sufficienti per dimostrare che il proprio assistito ha commesso il fatto (tralasciamo le ipotesi di fatto che non sussiste o che non costituisce reato poiché non ipotizzabili in questa ipotesi). O meglio ancora, durante le indagini, quando il proprio assistito assume la veste di indagato, e su di lui si stanno compiendo indagini sulla scorta di un capo di imputazione provvisorio (quale è la situazione procedurale in cui si trova al momento Sempio) si devono respingere le accuse solevate e puntare all’archiviazione in sede di indagine o di udienza preliminare, dimostrando che il quadro delle risultanze investigative non porta ad una ragionevole previsione di condanna. Durante il processo, il proprio assistito assume la veste di imputato, e il compito del difensore è quello di provare l’infondatezza dell’accusa, e quindi del capo di imputazione definitivo, perché gli esiti delle indagini e soprattutto le prove raccolte nel dibattimento non portano alla certezza oltre ogni ragionevole dubbio che il proprio assistito sia responsabile del fatto.

Come vedete si tratta di un lavoro, per usare un gergo calcistico, prettamente difensivo.

Però, ci si può difendere anche attaccando, e quindi può accadere che il difensore dell’indagato prima e dell’imputato poi introduca nel procedimento le cosiddette “piste alternative”, vale a dire che, sulla scorta dell’attività di indagine (e soprattutto delle sue investigazioni difensive), il difensore dell’indagato o in ragione del raccolto probatorio nel processo, l’avvocato dell’imputato, propone una soluzione alternativa a quella prospettata dalla Procura, sempre al fine di ottenere l’archiviazione o l’assoluzione del proprio assistito.

Le strategie adottate dal primo e dal secondo difensore di Sempio sono l’esempio plastico e chiaro di quanto appena esposto.

L’avvocato Lovati, anche sostenendo l’innocenza di Stasi, vuole introdurre una pista alternativa a quella che vede la responsabilità di Alberto, ma anche ovviamente del proprio assistito.

Si difende, appunto, attaccando.

L’avvocato Cataliotti, invece, si limita, almeno così ha espressamente dichiarato, a difendere il proprio assistito dalle accuse mosse, senza neppure discutere la posizione e la responsabilità di Stasi.

Quale delle due impostazioni è vincente?

Non è possibile dare una risposta assoluta, però io credo che con tutti i limiti mediatici del caso, l’avvocato Lovati e la sua strategia siano state colpevolmente sottovalutate.

Penso che in futuro, e soprattutto con la valorizzazione delle investigazioni difensive, ci si difenderà sempre più attaccando.

Staremo a vedere.

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avv. Michele Allamprese

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