Abbiamo tutti negli occhi le terribili immagini provenienti da Crans-Montana, la località sciistica svizzera, in cui hanno perso la vita, al momento, quaranta ragazzi di varie nazionalità, la notte di capodanno. Tra le vittime e i numerosi feriti ci sono anche ragazzi di nazionalità italiana. L’origine dell’incendio pare sia stata individuata nelle candele accese e poste su delle bottiglie, impugnate da una cameriera del locale, la quale era sulle spalle di un altro cameriere, le cui fiamme avrebbero attinto il soffitto, improvvidamente costruito in materiale non ignifugo.
In pochi minuti il locale è diventato un forno, e non tutti i presenti sono purtroppo riusciti a salvarsi.
La vicenda ha chiaramente risvolti giudiziari, ma essendo avvenuta in una Stato estero, pur avendo coinvolto cittadini italiani, sarà valutata dalla giurisdizione svizzera, secondo le norme penali e procedurali del Paese elvetico. Il particolare il procuratore federale del Vallese, competente secondo il sistema giudiziario svizzero, ha ipotizzato i reati di omicidio, lesioni e incendio, tutti a titolo di colpa, ma non ha ancora iscritto nessuno nel registro degli indagati.
Ma è ipotizzabile, in astratto, che la vicenda sia trattata anche dalla giurisdizione italiana e che quindi un eventuale processo sia celebrato in Italia?
In astratto si, ma ci sono delle condizioni. Il reato comune commesso all’estero, da cittadino straniero in danno di cittadino italiano, può essere punito in Italia se vi sia querela o istanza delle persone offese (o richiesta del Ministero della Giustizia) e che il reo sia (anche temporaneamente) nel territorio dello Stato, come previsto dall’art. 10 del codice penale.
Questo vale per tutti i reati, con l’esclusione di quelli contro la personalità dello Stato o quelli che prevedono particolari convenzioni internazionali, per i quali non sono necessarie le condizioni processuali di cui sopra. L’esempio più fulgido è il processo per l’omicidio di Giulio Regeni, che si sta celebrando in Italia in danno di cittadini egiziani che non si trovano nel territorio dello Stato italiano, ma sono accusati di tortura, reato per il quale sono previste particolari convenzioni internazionali.
Io credo che le Autorità italiane si muoveranno in tal senso, e in teoria dovrebbe essere la Procura di Roma competente, ai sensi dell’art. 10 del codice di procedura penale, per lo meno a istruire una inchiesta che poi, in difetto della condizione di procedibilità, potrebbe arrestarsi e non portare al processo. Intanto, però, consiglierei ai congiunti delle vittime e ai sopravvissuti di sporgere querela presso l’Autorità giudiziaria italiana.
Avv. Michele Allamprese
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2 risposte
Spero vivamente che l’abbiano già presentata, considerando che la condanna sarà di quattro anni per omicidio e incendio colposo…la ringrazio per la sua spiegazione chiara
Gentile sig.ra Giusy,
da parte dell’avvocato Allamprese La ringraziamo per il commento e per aver espresso il Suo punto di vista. La invitiamo a seguirci,
cordialmente saluti.