Chiara Ferragni e il pandoro gate. Com’è finita.

E’ di oggi la notizia dell’assoluzione disposta dalla III sezione del Tribunale Penale di Milano della nota influencer Chiara Ferragni dall’accusa di truffa aggravata, per la nota vicenda del Pandoro e uova-gate. Ad essere precisi il Tribunale ha dichiarato estinto il reato per difetto di querela, previa derubricazione del capo di imputazione in truffa semplice.

Riassumiamo i fatti. Nel 2021/22 la nota influencer milanese, all’epoca seguita sui social da oltre 30 milioni di followers, promosse la vendita del pandoro “Balocco” e delle Uova “Dolci preziosi”, affermando che parte del ricavato sarebbe finito in beneficenza. In realtà, il ricavato non veniva devoluto in beneficenza, e la influencer ottenne il suo compenso per la sponsorizzazione. Per tale motivo, e trattandosi di una condotta ingannevole, oltre alle conseguenze civilistiche e amministrative, la influencer, insieme a due suoi collaboratori, fu rinviata a giudizio con l’accusa di truffa aggravata dalla minorata difesa degli utenti del web, i quali facevano affidamento sulla sua credibilità e hanno recepito il distorto messaggio pubblicitario. L’influencer, che secondo l’accusa avrebbe ottenuto un ingiusto profitto tramite il suddetto presunto inganno, chiese di essere giudicata con il rito abbreviato, che consente in caso di condanna uno sconto di pena di 1/3. Nelle more del giudizio la Ferragni risarcì le parti civili, e quindi i consumatori che erano in grado di provare l’acquisto e le associazioni dei consumatori, per oltre 3,4 milioni di euro.

Il Tribunale penale di Milano, quindi, ha ritenuto di derubricare il capo di imputazione da truffa aggravata, ex. art. 640 -cp con l’aggravante dell’art. 61 n. 5 cp, in truffa semplice e poiché le querele furono rimesse in seguito al pagamento dei risarcimenti, atteso anche che le condotte riparatorie, quali appunto il risarcimento del danno, determinano l’estinzione del reato procedibile a querela ai sensi dell’art. 162 ter cp, non si è potuto far altro che dichiarare l’estinzione del giudizio.

L’accusa aveva chiesto 1 anno e 8 mesi di carcere, per la Ferragni e gli altri coimputati.

Due considerazioni. La prima: parlare di assoluzione sic et sempliciter non è corretto. La Ferragni avrebbe commesso il fatto, solo che l’interesse pubblico a comminare la pena viene meno in ragione degli intervenuti risarcimenti, attesa la derubricazione del reato.

La seconda considerazione: in un mondo in cui chi sbaglia non paga, e dove la pena dovrebbe essere l’extrema ratio, va rivolto un plauso alla Ferragni, atteso che si è comunque assunta le proprie responsabilità e risarcito i danni cagionati, senza fuggire o attendere i tempi biblici della Giustizia.

 A Crans Montana succederà lo stesso?

Intanto la Ferragni merita di essere di nuovo seguita sui social.

avv. Michele Allamprese

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