Alberto Stasi condannato senza movente. Che significa?

Avrete sentito spesso in questi ultimi mesi, in tv e sui social, commentatori e tecnici affermare che Alberto Stasi è stato condannato per l’omicidio di Chiara Poggi, pur senza che sia stato mai individuato il movente.

In effetti, leggendo le sentenze che hanno portato all’accertamento della penale responsabilità di Alberto Stasi, emerge che la motivazione non si è soffermata sulle ragioni che avrebbero portato Alberto ad uccidere Chiara.

Chiediamoci se questo è legittimo, possibile e corretto nel nostro sistema giudiziario.

La riposta è affermativa, perché effettivamente il nostro codice penale e la legislazione correlata, non prevedono il movente come elemento necessario per la costruzione della penale responsabilità del reo, ed è pertanto possibile che si possa giungere alla condanna di qualcuno per omicidio pur senza indagarne le ragioni del suo agire, appunto il movente.

La giurisprudenza di legittimità, inoltre, ha da tempo chiarito che se si è raggiunta la prova che il reo ha commesso il fatto, i motivi che lo hanno portato ad agire possono anche non essere indagati. Questo, almeno, per l’accertamento della responsabilità, mentre la questione può assumere importanza nella quantificazione della pena. Per esempio con l’aggravante dei motivi abietti e futili, o con l’attenuante dell’aver agito per motivi di particolare valore morale o sociale, come previsti dagli articoli 61 e 62 del codice penale.

Il movente, però, è spesso il punto di partenza nella fase delle indagini. Infatti, gli inquirenti che indagarono Alberto ipotizzarono un movente, che poi non resistette al dibattimento e non fu considerato in sede di motivazione. Allo stesso modo, gli attuale inquirenti stanno ipotizzando e indagando un eventuale movente per chiudere il quadro indiziario a carico di Andrea Sempio. Diciamo che il movente rileva a molto nelle valutazioni criminologiche, meno in quelle giuridiche. Ma la fase delle indagini sono un ibrido, e quindi è giusto che gli inquirenti si interessino al movente.

Va fatta un’ultima considerazione sul punto. Ogni sentenza, perché possa reggere soprattutto alla valutazione del giudice di legittimità, e quindi della corte di cassazione, deve contemplare una motivazione che deve essere non solo corretta in diritto ma anche dal punto di vista logico e argomentativo. Ecco che, in un processo indiziario, dove non si è raggiunta la prova della colpevolezza del reo, proprio come nel caso del processo Stasi e come probabilmente accadrà nell’eventuale processo Sempio, il movente assume un ruolo fondamentale, quasi di collante tra i vari indizi raccolti.

Anche per questo motivo la vicenda giudiziaria che ha riguardato Stasi desta tra gli operatori del diritto e non solo, non poche perplessità.

avv. Michele Allamprese

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