Nel continuare ad affrontare questioni, a mio avviso, non sufficientemente approfondite nel delitto di Chiara Poggi, mi vorrei soffermare su una condotta dell’assassino che non trova una spiegazione razionale ma che, unitamente all’arma del delitto, come scritto in un precedente articolo, è indiscutibilmente la sua firma. Mi riferisco all’azione posta in essere dall’omicida dopo aver concluso l’opera omicidiaria, allorquando getta il cadavere della povera Chiara sulle scale che portano alla cantina/garage.
Va fatta una premessa. Nel delitto d’impeto, e questo è certamente un omicidio rientrante in questa categoria, l’analisi del movente e delle condotte poste in essere dall’assassino prima della commissione del fatto, non sono foriere di spunti particolarmente interessanti per arrivare alla soluzione. Questo perché l’azione è connotata da sproporzionalità tra offesa e movente. Nel delitto d’impeto l’omicidio avviene per motivi futili, banali, generatori di una rabbia momentanea che porta l’assassino, evidentemente avezzo a reazioni spropositate, a compiere il delitto. L’esame del movente, quindi, è difficile per l’osservatore medio, e va esaminato con le lenti della psichiatria forense. Quanto accade, invece, dopo il delitto e quindi l’attività di staging o di occultamento, nonché quelle tese a cancellare tracce del proprio passaggio, invece, sono caratterizzate dalla logica cartesiana, e possono essere esaminate dal quisque de populo, senza necessità di particolari competenze. L’assassino, infatti, “sbollita la rabbia” riacquista la ragione e pone in essere condotte connotate da logica e profitto. Si comporta, con le dovute proporzioni e distinguo, come ci saremmo comportati noi in una situazione simile, volendo raggiungere il fine di cancellare ogni traccia che possa condurre gli investigatori alla sua persona, o comunque soddisfare esigenze immediate e logiche, nella impostazione criminale, quali guadagnare una fuga tranquilla o ritardare il rinvenimento del cadavere.
In questo contesto, non si è esaminato abbastanza quanto fatto dall’assassino, o da terze persone, in seguito all’omicidio.
Il cadavere della povera Chiara viene gettato sulle scale, segnatamente sui primi gradini (perizie e consulenze concordano che poi con il passare del tempo il corpo scenderà alcuni gradini) e la porta che accede alla scalinata viene chiusa.
Perché?
Avv. Michele Allamprese
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