DERAGLIAMENTO DEL TRAM A MILANO, QUALI CONSEGUENZE GIUDIZIARIE?

Venerdi ventisette febbraio, in pieno centro a Milano, in zona Porta Venezia, un Tram di nuova generazione è deragliato, terminando al sua corsa contro il piano terra di un elegante palazzo adibito a ristorante e fortunatamente chiuso. Due le vittime, e almeno cinquanta i feriti, nel momento in cui scrivo, alcuni in gravi condizioni e in pericolo di vita.

Ad essere morti sono un passeggero del tram e un passante che è stato investito dal mezzo. Immediati i soccorsi, se si considera che dopo nemmeno quattro minuti dal fatto, sul posto erano già giunte le prime ambulanze.

Quali sono le conseguenze giudiziarie dell’evento, ripreso, peraltro, in diretta video dalla dash cam di un taxy?

Sappiamo che il Tram procedeva a velocità molto elevata, e non consona a luoghi e struttura, che avrebbe dovuto svoltare a sinistra e che aveva saltato la fermata precedente. Si tratta di fatti che ricadono sotto la egida del controllore, il quale avrebbe dovuto arrestare il tram alla fermata precedente, poi saltata, e manovrato i binari per consentire la svolta; a ciò aggiungiamo che la velocità del mezzo pubblico è disposta sempre dal conducente.

E’ naturale, quindi, che la procura della Repubblica di Milano abbia iscritto nel registro degli indagati, con capo di imputazione di omicidio colposo e lesioni colpose gravi, lo stesso macchinista. Tanto, anche per consentirgli di nominare un avvocato e dei consulenti che possano partecipare agli accertamenti tecnici irripetibili che la Procura disporrà a breve a mezzo di propri ausiliari per ricostruire i fatti.

Tuttavia si stanno facendo accertamenti, anche esaminando la scatola nera del mezzo, per verificare se all’evento abbia concorso anche lo stato manutentivo del tram o della linea ferrata, o un eventuale malfunzionamento degli stessi, il che estenderebbe l’area dei possibili responsabili a coloro che erano preposti al controllo dei detti sistemi.

Sappiamo anche che la Procura ha disposto gli esami ematologici al conducente per verificare l’eventuale stato di abuso di alcol o droghe durante la guida, che farebbe scattare anche l’aggravante del reato di omicidio colposo stradale. Il conducente si è difeso affermando di aver subito un malore e non essersi accorto di quanto accadeva, ed è quindi probabile che gli accertamenti medici si estendano anche alla verifica delle sue condizioni al momento del fatto.

Dal punto di vista delle conseguenze risarcitorie, le vittime in vita e i congiunti di quelle decedute, potranno partecipare con i propri consulenti alle attività di indagine, che saranno determinanti per comprendere a chi imputare l’obbligo di risarcire i danni.

Ricordiamo che, quand’anche si dovesse accertare una responsabilità penale esclusiva del conducente, delle conseguenze risarcitoria risponderebbe anche il suo datore di lavoro e, io ritengo anche il Comune di Milano quale appaltante del servizio di trasporto.

avv. Michele Allamprese

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