Ho letto il libro del dott. Stefano Vitelli, il Giudice investito della decisione in primo grado del processo a carico di Alberto Stasi, scritto insieme al giornalista Giuseppe Legato e intitolato “Il ragionevole dubbio di Garlasco”, edito da Piemme.
Il libro è di grande interesse perché il dott. Vitelli ci fa entrare negli ambienti fisici: le stanze della sua casa, il percorso podistico, gli uffici giudiziari, in cui ha maturato la decisione che ha assolto Alberto Stasi. Non solo, il dott. Vitelli ci fa anche conoscere le persone con le quali si è imbattuto durante quei mesi di travagliata valutazione e nella maggior parte non sono giuristi: l’amico del liceo che viveva da eremita (purtroppo la forma imperfetta del verbo non è casuale) il collega con il quale il sabato pomeriggio faceva jojjing, la cancelliera che si imbarazzava quando si parlava di pornografia e la sua cara mamma. Uno spaccato umano che ci consegna l’uomo, più che il magistrato, ma soprattutto un insegnamento liberale e garantista di cui abbiamo terribilmente bisogno in epoca di processi mediatici.
L’autore si definisce amante della letteratura cinese, perché nella narrativa del Paese del Sol levante non esistono “eroi” e ci ricorda come la presenza del “dubbio” e quindi di una risposta alternativa all’indizio fornito dall’accusa debba portare all’assoluzione, senza alcun dubbio.
Il dott. Vitelli ci racconta anche un episodio di umanità dell’allora imputato Stasi, quando chiede di usare il bagno della camera di consiglio, per evitare di imbattersi nei giornalisti che presidiavano gli spazi pubblici degli uffici giudiziari, angusti e non abituati a quel clamore, di Vigevano.
Mi piace concludere questa recensione con una citazione del libro, che consegna l’approccio autenticamente garantista al caso e alla professione dell’autore: “Per condannare bisogna correre se non in discesa, almeno in pianura e non con la fatica di una corsa in salita”.
Avrò modo di dialogare con il dott. Vitelli il 13 marzo alle 21.15 sul canale You tube “Oltre la Tempesta” del mio amico Pasquale De Santis.
Sarà l’occasione per fare due chiacchiere con il magistrato e il giurista, ma anche con l’uomo, al quale chiederò, tra le altre cose, di sciogliere un mio ragionevole dubbio, in parte risolto nel libro: La scelta di evitare la corte d’assise e quindi i giudizi popolari da parte della difesa di Stasi è stata corretta?
avv. Michele Allamprese
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