Garlasco: la bicicletta parcheggiata e l’orario di disattivazione dell’antifurto. Due dati certi da leggere in combinato disposto.

Uno dei punti fermi per comprendere cosa è avvenuto quel fatidico 13 agosto del 2007 è l’avvistamento della bicicletta parcata davanti al cancello di casa Poggi. 

In questa analisi tralasciamo l’aspetto relativo all’appartenenza della bicicletta alla famiglia Stasi, e concentriamoci su altri aspetti poco battuti

La prima questione degna di interesse riguarda gli orari.

La sig.ra Bermani, madre della vicina di casa dei Poggi, riferirà di aver visto la bicicletta intorno alle ore 9.10. Attenzione, la sig.ra dichiarerà che intorno alle 9.10 la bicicletta era parcheggiata, ma non fu in grado di riferire, chiaramente, a partire da quando, visto che a quell’ora lei giunge a casa della figlia che è appunto la villetta adiacente      quella dei Poggi, con direzione via Pavia.

La domestica della sig.ra Travain, dichiarerà di essere transitata, peraltro in bici, dinanzi a casa Poggi alle 8.50 e di non aver visto alcuna bicicletta parcheggiata e che il cancello era chiuso.

Ora mettiamo in combinato disposto questo dato con quello della disattivazione dell’antifurto. L’antifurto viene certamente disattivato alle 9.12.

Ora, è chiaro che si tratta di orari approssimativi, soprattutto quello della sig.ra Bermani, mentre la disattivazione dell’antifurto è collegato ad un timer. Però, se riteniamo che l’antifurto staccato coincida con l’ingresso dell’assassino, allora dobbiamo ritenere che la Bermani ha visto la bicicletta quando già l’antifurto era stato distaccato, e quindi che non si è imbattuta nell’assassino davvero per pochi minuti e che probabilmente al suo arrivo l’aggressione era già cominciata.

Oppure l’ingresso dell’assassino è disancorato dalla disattivazione dell’antifurto, ma questo è altamente improbabile se non impossibile.

C’è una terza ipotesi, poco battuta, ma possibile. Che l’assassino fosse arrivato a casa Poggi, avesse parcheggiato la bicicletta ma non fosse entrato nell’abitazione, stazionando nel giardino, per entrare in un secondo momento, magari quando la sig.ra Bermani non era più presente. Però c’è il fattore cancello esterno, che l’assassino poteva varcare solo se già aperto, senza citofonare in casa e quindi palesarsi. A meno che non avesse le chiavi, per una qualsiasi ragione.

La bicicletta, invece, non era più presente alle 10.20, quando la sig.ra Bermani riceve la visita di una sua amica.

Un secondo aspetto poco battuto è questo. La sig.ra Bermani dichiarerà di aver visto nitidamente la parte posteriore della bicicletta, che quindi doveva essere verosimilmente parcheggiata con la parte anteriore rivolta verso la fine della strada. La circostanza sarà poi confemrata dalla Travain. Il che è probabile indice che il o la ciclista, provenisse da via Pavia. Il ciclista, poi, arrivato all’altezza del civico 8 si potrebbe essere fermato in corrispondenza del civico ma sempre sulla strada, aver preso la bicicletta in mano e averla lasciata dinanzi al cancello. Oppure potrebbe aver percorso un piccolo tratto del marciapiede posto dinanzi all’abitazione dei Poggi a bordo della bicicletta ed essersi fermato esattamente dinanzi al cancello.

E’ solo una suggestione, sia chiaro, ma di solito quando si giunge in un posto in bici, si parcheggia già con la direzione da intraprendere una volta usciti dal luogo ove ci si è recati; spesso si mette il cavalletto. Quindi, nel nostro caso, la logica vorrebbe che il ciclista parcheggiasse con direzione via Pavia. Invece, quando si giunge di fretta in un posto, e si è concentrati su quello che si deve fare li dentro, si parcheggia nella stessa direzione di marcia tenuta, magari, come in questo caso, senza mettere il cavalletto.

Insomma, tutto pare lasciar ipotizzare che il ciclista avesse fretta di arrivare a casa Poggi, che sia entrato dal cancello, ma forse senza che ci sia perfetta corrispondenza tra apertura del cancello e disattivazione dell’allarme, e quindi ingresso nell’appartamento.

avv. Michele Allamprese

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