Voglio parlarvi di un caso che sto trattando personalmente, anche come avvocato dell’associazione Penelope e che mi ha visto recentemente partecipare anche alla trasmissione televisiva “Chi l’ha Visto” su Rai tre.
Il caso è quello di Pietro Conversano, un appuntato scelto della Guardia di Finanza, scomparso il primo mattino del 13 febbraio del 2019. Pietro aveva 51 anni all’epoca e viveva a Fasano, in provincia di Brindisi con la moglie e due figli che all’epoca avevano 19 e 13 anni, ed era assegnato alla Compagnia della Guardia di Finanza di Monopoli, in provincia di Bari.
Pietro esce di casa alle 4 di mattina del 13 febbraio del 2019, prende la sua auto e si reca a Monopoli, ove parcheggia l’autovettura dinanzi alla Caserma ove era assegnato. A questo punto Pietro viene ripreso, alle 4.41 circa dalle telecamere della stazione ferroviaria di Monopoli che dista poche centinaia di metri della caserma, prende un treno diretto a Bari, e giunge nel capoluogo intorno alle 5.10.
Le telecamere della Stazione di Bari riprenderanno Pietro camminare all’interno e all’esterno della Stazione, e saranno le ultime attestazioni dell’esistenza in vita dello scomparso.
Pietro, dopo aver passato una notte agitata e praticamente senza dormire, uscì di casa raccontando alla moglie che sarebbe stato impegnato in una missione con il suo Capitano e dei colleghi di Bari, invitando la moglie a non telefonarlo per nessun motivo, almeno fino alle 14, quando si sarebbe fatto vivo lui.
Pietro non chiamò, e alle 15 Caterina, la moglie, iniziò a telefonarlo su entrambe le utenze telefoniche di cui disponeva, trovandole entrambe non raggiungibili. Quindi Caterina allertò i colleghi della caserma, e venne a sapere che Pietro in realtà era in congedo dal 9 febbraio e che vi sarebbe rimasto fino al 15. A questo punto venne formalizzata presso la Compagnia Carabinieri di Monopoli la denuncia di scomparsa e iniziarono le ricerche.
La Procura di Bari, competente per territorio, essendo la Stazione ferroviaria di Bari l’ultimo luogo dove Pietro è stato visto in vita, apriva un fascicolo come modello 45, quindi fatti non costituenti reato. Venivano attivate le ricerche, che però non portarono ad alcun risultato.
Allo stesso tempo la Compagnia della Guardia di Finanza segnalava alla Procura militare di Napoli, competente per territorio, la mancata presenza di Pietro allo scadere del periodo di congedo. Si attivava così la magistratura militare, Pietro veniva rinviato a giudizio, ma poi il processo si definiva con sentenza di non doversi procedere per la mancata prova della conoscenza del processo da parte dell’imputato.
Da alcune settimane, su mandato della moglie e dei figli di Pietro, ho depositato alla Procura della Repubblica di Bari una istanza per riaprire le indagini; anzi, dico meglio, una istanza per aprirle formalmente, iscrivendo la notizia come modello 44 con l’ipotesi di sequestro di persona e/o omicidio volontario., Dall’esame della documentazione, e con l’ausilio del consulente Igor Lampugnani, infatti, e soprattutto dalla visione dei filmati, sono emerse delle incongruenze che meritano un approfondimento.
Questa è una vicenda che mi ha molto turbato e alla quale credo molto, essendo convinto che Pietro non è sparito volontariamente e non si è suicidato.
Vedremo cosa accadrà, vi terrò informati.
avv. Michele Allamprese
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