L’ACCOLTELLAMENTO DELLA PROFESSORESSA A BERGAMO. QUALI CONSEGUENZE GIUDIZIARIE?

Lascia a dir poco interdetti la vicenda dell’aggressione ai danni della professoressa cinquantasettenne in provincia di Bergamo ad opera dello studente appena tredicenne, che per poco non ha avuto conseguenze letali. Il fatto è da esaminare, indiscutibilmente, sotto l’aspetto sociologico e psichiatrico, però ha anche conseguenze giudiziarie. Vediamo quali.

Il ragazzino ha tredici anni, e per il nostro ordinamento penale a quell’età non si è imputabili. Quindi le indagini della Procura per i minorenni competente si concluderanno con una archiviazione. Va detto che la condotta del ragazzino è un plastico esempio di quel che vuol dire “premeditazione”; le indagini, infatti, hanno dimostrato che il coltello usato durante l’aggressione fu acquistato su internet, che la volontà di uccidere la professoressa venne palesata nei giorni precedenti su una diretta Telegram, e che la stessa aggressione è stata ripresa in diretta social. Non solo, il minore ha anche confermato in sede di interrogatorio, di voler uccidere la sua professoressa, perché a suo dire non lo valorizzava abbastanza, e di meditare identici propositi verso i suoi genitori, con i quali invece non vi erano rapporti particolarmente conflittuali. Se non l’epilogo fosse stato mortale e il minore non fosse non imputabile, l’ergastolo sarebbe stato certo.

La non imputabilità penale, però, non esclude l’applicazione (praticamente certa in questo caso) di una misura di sicurezza che probabilmente sarà il ricovero in riformatorio. La misura di sicurezza è un provvedimento che il Giudice penale adotta, nella specifica ipotesi di imputati infraquattordicenni, nel caso questi sia ritenuto particolarmente pericoloso e in presenza di fatti di reato significativamente gravi. Sul punto si esprimerà la giurisdizione penale minorile.

Venendo agli aspetti civilistici, la questione è stata segnalata immediatamente al competente Tribunale per i minorenni da parte della competente Procura per i minori, e sono stati adottati i primi provvedimenti urgenti: il minore è stato, infatti, affidato ai servizi sociali, e all’esito di una già disposta consulenza neuropsichiatrica infantile, verrà accompagnato presso la comunità più adeguata. Nel contempo è stato nominato un curatore speciale che adotterà le decisioni più importanti nell’interesse del minore, con prerogative che, quindi, sono state sottratte ai genitori, ritenuti non idonei all’esercizio della funzione genitoriale.

Il Tribunale per i minorenni valuterà, poi, in separata sede la sussistenza della capacità e idoneità genitoriale del padre e della madre del ragazzo, che si sono dichiarati stupiti dalla condotta del figlio, del quale hanno dichiarato di conoscere l’avversione verso la professoressa tanto da averlo anche condotto da una psicologa negli scorsi mesi.

Le indagini, intanto, si stanno concentrando anche sulla presenza di eventuali soggetti che hanno contribuito a far maturare nel minore l’intento omicidiario. Ove eventuali concorrenti o istigatori nel reato si rivelassero maggiorenni o di età maggiore di 14 anni, potrebbero essere chiamati a rispondere anche in sede penale. La competenza, nel caso di responsabili maggiorenni sarebbe della Procura della Repubblica di Bergamo, mentre per i minorenni sempre della procura minorile della medesima città.

Si tratta di una vicenda in cui hanno davvero perso tutti. Speriamo si riesca, invece a recuperare il ragazzino, che è davvero poco più di un bambino, mentre per fortuna la professoressa non è più in pericolo di vita e ci auguriamo possa tornare presto e con serenità in cattedra.

avv. Michele Allamprese

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