Tutte le ricostruzioni sui movimenti dell’assassino in ordine al delitto di Garlasco, almeno fino ad oggi, concordano su un dato: l’assassino, dopo aver ucciso Chiara, si è lavato in bagno per poi scappare via pulito e non individuabile dai passanti.
Ma è un dogma che può ancora resistere?
Nel bagno non sono state rinvenute tracce di sangue, né quello della vittima né di altri, mentre l’unica repertazione degna di nota è il DNA di Alberto Stasi sul dispender del sapone, che trova però ampia giustificazione nel fatto che Alberto era in casa la sera prima e vi è rimasto per molto tempo, con la logica deduzione che deve aver utilizzato il bagno. Il dispender non recava tracce di sangue, ed è risultato negativo al luminol e agli altri reagenti usati dai RIS dell’epoca. Dunque il dato del DNA di Alberto sul dispenser, a prescindere dalle risultanze processuali, sembra neutro e non utile per ricostruire i fatti. L’assenza di sangue nel bagno, quindi, sembra allontanare l’assassino dalla detta stanza. Non pare possibile, infatti, una pulizia così accurata da rimuovere integralmente il sangue da ogni punto della stanza. Le immagini del primo sopralluogo restituiscono una stanza pulita, che sembra appartenere ad un altro luogo rispetto a quanto visibile al di là della porta.
Ma escludendo il bagno dalle stanze che l’assassino ha frequentato dopo il terribile omicidio, quale ricostruzione possiamo immaginare?
L’assassino sembra non essere scappato subito via, e potrebbe essere plausibile la tesi che lo vede (solo o in compagnia di complici) impegnato nel cercare qualcosa: ricordate i tre tiretti non correttamente chiusi della cassettiera della stanza della Tv o le argomentazioni sul telefono? Ma perchè l’assassino va via, senza preoccuparsi troppo di pulirsi, usando magari solo i teli da mare non rinvenuti dalla mamma di Chiara? Aveva la disponibilità di un luogo nelle vicinanze? Una autovettura parcheggiata a pochi passi? Può bastare a tal fine una bicicletta? Una uscita secondaria, tesi che pare farsi strada negli ultimi tempi?
Ricordiamo che l’assassino aveva con se anche l’arma del delitto, quindi era sporco di sangue, con un oggetto ingombrante eppure decide di non pulirsi e andare via dalla villetta. Cosa lo rendeva così sicuro? Cosa o chi?
Non possiamo saperlo, o almeno è presto per dirlo, magari la BPA dei RIS di Cagliari daranno una risposta. Però, forse, se si iniziasse ad escludere del tutto il bagno nella ricostruzione dei fatti, ci si avvicinerebbe un pochino alla verità.
Avv. Michele Allamprese
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