L’invito a comparire per rendere l’interrogatorio notificato il 29 aprile scorso all’indagato Andrea Sempio, contiene la descrizione del fatto omicidiario per come emerso dalle consulenze che sono state disposte nel corso delle indagini. Esse, quindi, compendiano la BPA dei Ris di Cagliari, le consulenze dell’ing. Delchecco, della dott.ssa Cattaneo e la perizia svolta dalla dott.ssa Albani in sede di incidente probatorio, nonché, con ogni probabilità, la consulenza del RACIS.
Dunque secondo la Procura l’assassino, allo stato individuato in Andrea Sempio, ha ucciso Chiara in seguito al rifiuto di un approccio sessuale.
In particolare, si legge nel capo di imputazione che l’assassino, dopo una iniziale colluttazione colpiva ripetutamente la vittima con un corpo contundente dapprima in regione frontale sinistra e in regione zigomatica destra, facendola cadere a terra; quindi la trascinava verso la porta di accesso alle scale della cantina, ma nel mentre Chiara si destava, l’assassino la colpiva nuovamente al cranio con numerosi colpi, facendole perdere i sensi e, infine, la gettava per le scale, per poi colpirla nuovamente con quattro o cinque colpi al cranio che ne cagionavano la morte.
Una crudeltà, quindi, inaudita e che deve trovare una giustificazione. In questo caso, a differenza del processo Stasi, il movente va indagato, compreso e provato. Si tratta di una azione di una violenza inaudita che deve essere conseguenza di un odio covato nei confronti della vittima. Odio, però, non è sinonimo di rabbia. L’odio contiene la rabbia, ma non la esaurisce.
L’impressione, ma è una mera valutazione personale, è che l’assassino covasse nei confronti della vittima e del suo atteggiamento, nonché delle informazioni di cui questa era in possesso e sulla scorta del litigio di quella mattina, o di quella notte o addirittura dei giorni addietro, un odio, sfociato quella mattina in rabbia, che lo ha portato non solo ad uccidere Chiara, ma ad infierire sul suo povero corpo.
Sembra quasi che l’assassino abbia visto in Chiara una minaccia al suo buon nome, alla sua posizione sociale e a quello che magari aveva fino ad allora conquistato come posto nella società.
Il pensiero, quindi, non può che andare ad un uomo adulto, comunque più grande di Chiara e Alberto, e quindi anche di Sempio. Un uomo con una posizione sociale importante, che quella mattina arriva in casa Poggi magari chiamato da qualcun altro presente sui luoghi e in sia vece, per chiarire e capire se Chiara era una minaccia. Ma il chiarimento non deve esserci stato e si è giunti al tragico epilogo.
Magari la discovery chiarirà in base a quali elementi, invece, la Procura vede in Sempio l’assassino e nel rifiuto dell’approccio sessuale il movente. Nel delitto d’impeto, d’altronde, il movente non è mai di facile definizione. Il movente del delitto no, ma le ragioni dell’odio, quelle si. Bisogna fare quello che spesso non si fa: indagare sulla vita della ragazza. Senza sconti, e senza imbarazzi.
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