GARLASCO– LA NOTA DELLA DOTT.SSA BARBAINI PER IL DOTT. VENDITTI

Le stranezze e abnormità giuridiche della “indagine mai nata” del 2016/2017, sono molte e, a mio avviso estremamente gravi, nonché meritevoli di risposte certe e inequivoche, e di approfondimento per valutare eventuali profili di responsabilità.

Ne citerò una, che a mio avviso è clamorosa e che non è stata oggetto di opportuna attenzione anche da parte dei mass media.

Il 17.01.2017 il sostituto procuratore generale presso la Corte di appello di Milano, la dott.ssa Laura Barbaini, redige una nota per la Procura della repubblica di Pavia, che è rubricata “appunto per Mario Venditti”. Il tono colloquiale dell’appunto, è già di per se indice di irritualità, ma vi garantisco che è il meno. L’appunto, che esiste in due versioni, e sulla cui certezza non vi è motivo di dubitare poiché rivendicato dalla stessa dott.ssa Barbaini in una nota stampa del 10 ottobre 2025, in risposta all’indiscrezione lanciata dalla trasmissione ore 14 sera, in buona sostanza smonta punto per punto l’istanza prodotta dalla mamma di Alberto Stasi alla stessa Procura generale. La suddetta istanza chiedeva alla Procura generale di Milano di valutare lo svolgimento di indagini per verificare l’opportunità di azionare i poteri d’ufficio che l’art. 632 cpp consente alla stessa in termini di revisione della sentenza passata in giudicato. All’istanza della mamma di Alberto erano allegate delle investigazioni difensive e, segnatamente, le verifiche genetiche sul dna individuato sotto le unghie di Chiara, e ritenuto dal dott. Linarello, consulente di parte di Stasi, compatibile con il profilo genetico di Sempio e la relazione della agenzia SKP investigazioni.

In quel momento, e quindi il 17.01.2017, a Pavia pendeva il fascicolo 8283/2016 mod. 21 a carico di Andrea Sempio, originato appunto dall’esposto della mamma di Alberto. Di questa nota esistono due versioni. Quella del 17.01.2017 e una seconda, datata 23.01.2017 e che è agli atti del fascicolo pendente a Brescia che vede indagati il dott. Mario Venditti e il padre di Andrea Sempio. Tra le due versioni vi sono molte differenze, in quanto la seconda è più lunga, consta infatti di 31 pagine a fronte delle 13 di quella precedente, e contiene riferimenti di natura scientifica, certamente non patrimonio di un magistrato, tesi a sconfessare la consulenza Linarello.

La gravità di questo scritto risiede nel fatto che il suo estensore ha evidentemente esorbitato dai poteri che il nostro codice di procedura penale e ancor prima la nostra Costituzione prevedono in capo alla Procura generale. Il nostro sistema giudiziario, infatti, e ancor di più la nostra Costituzione prevede il principio di autonomia del Pubblico ministero, il quale agisce senza alcun vincolo di natura gerarchica e adotta le sue decisioni in assoluta autonomia. In altre parole, a differenza di quanto accade negli altri comparti della Pubblica Amministrazione, o, per esempio, nelle forse armate, il pubblico ministero titolare di un fascicolo non può prendere ordini, e men che meno indicazioni, dal procuratore capo o dal procuratore generale, o suo sostituto.

Non solo. La Procura generale svolge una funzione di mera verifica formale sull’operato delle singole procure che rientrano nel suo distretto. Quindi, non può il sostituto procuratore ingerirsi nelle indagini che sta svolgendo un singolo Pm, dando indicazioni, suggerimenti o addirittura direttive.

L’appunto della dott.ssa Barbaini, quindi, nella sua duplice versione, è un atto che possiamo definire abnorme e sul quale non si ancora discusso e indagato abbastanza.

avv. Michele Allamprese

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