La “vicenda Garlasco” si caratterizza per una serie di iniziative giudiziarie collaterali al fatto principale, e che spesso viene messo in secondo piano anche dai mass media, vale a dire l’omicidio della povera Chiara Poggi.
L’ultima iniziativa collaterale resa pubblica, e che come sempre viene anticipata da comunicati stampa, interviste e iniziative social, è la querela che Stefania Cappa ha sporto in danno dell’avvocato Antonio Derensis, nonché dell’inviato de “Le Iene” Alessandro Di Giuseppe e dell’ex maresciallo Francesco Machetto.
Cosa sappiamo di questa iniziativa giudiziaria e quali conseguenze può avere?
Sappiamo che, come sempre, l’iniziativa si incardina a Milano, questa volta e a differenza dell’inusuale e incomprensibile esposto, alla Procura circondariale e non a quella Generale. Il reato ipotizzato è “istigazione a delinquere” nelle forme della diffamazione, della calunnia e della diffamazione aggravata, nonché frode processuale e depistaggio. Inizialmente, le voci di corridoio parlavano addirittura di una querela che ipotizzasse una associazione a delinquere, finalizzata appunto a commettere i reati suddetti in danno di Stefania Cappa.
Dalla nota stampa degli avvocati di Stefania Cappa, aventi studio in Roma, emerge che l’iniziativa trova conforto nelle risultanze di una agenzia investigativa privata e negli audio, che immaginiamo siano gli stessi prodotti nel famoso esposto della giornalista Ingrosso. Secondo la querelante, i tre querelati avrebbero portato avanti una campagna denigratoria tesa a far ritenere nell’opinione pubblica, ma anche nella autorità giudiziaria, che la famiglia Cappa, i cui componenti non sono mai stati indagati, fosse coinvolta nella vicenda omicidiaria.
All’iniziativa giudiziaria si associa anche quella disciplinare, con la segnalazione all’Ordine degli avvocati di appartenenza, Bologna, della condotta dell’avvocato De Rensis. Con questa notizia, possiamo finalmente comprendere il senso delle affermazioni dell’avvocato De Rensis di qualche settimana fa, quando annunciava una azione civile a Bologna. Probabilmente all’epoca l’avv. De Rensis era stato informato dall’Ordine, come prevede la procedura disciplinare, dell’esposto presentato in suo danno e avverso il quale intende procedere in sede civile per chiedere il risarcimento dei danni subiti in seguito a detta iniziativa.
Fatto sta che le indagini della Procura di Pavia che hanno portato all’imputazione a carico di Andrea Sempio non fanno mai riferimento alla famiglia Cappa, che non è attinta da alcun sospetto o da alcun atto di indagine che potesse lasciar trasparire una qualche ipotesi di coinvolgimento degli stessi nell’omicidio.
Intanto anche i protagonisti di questa ennesima vicenda collaterale mettono sul tavolo e rendono pubblici fatti che finora non erano noti, o non lo erano completamente. Durante la trasmissione Ore 14 sera del 21 maggio scorso, infatti, l’avv. De Rensis ha reso nota una circostanza che è meritevole di approfondimento. Ha affermato, infatti, che nel luglio 2022, poche ore dopo essere uscito dalla Procura di Pavia con gli audio delle intercettazioni delle indagini del 2016/17, ricevette in studio una telefonata di Stefania Cappa che lo invitava come relatore ad un convegno in materia di diritto sportivo. La singolarità dell’invito, considerato anche che l’avv. De Rensis non è proprio un esperto di diritto sportivo, e la vicinanza temporale con la consegna degli audio, unita al fatto che la circostanza della consegna dei cd e dell’investitura di Derensis come legale di Sempio era nota solo in Procura a Pavia, è onestamente inquietante e va a sommarsi alle tante ombre che circondano questa vicenda, e che si annidano soprattutto al palazzo di Giustizia di Pavia, o meglio alla Procura della Repubblica, con riferimento ad un determinato Ufficio e ad una precisa sezione di Polizia giudiziaria.
Avv. Michele Allamprese
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