L’ultima notizia proveniente dal calderone delle questioni che allontanano dal focus dell’indagine, che dovrebbe essere il delitto della povera Chiara Poggi, giunge in questi giorni ed è l’iscrizione nel registro degli indagati alla Procura di Milano dell’avv. Antonio Derensis, dell’ex. maresciallo Francesco Marchetto e dell’inviato delle Iene Alessandro De Giuseppe.
Ma che significa?
Intanto chiariamo subito una questione, che dovrebbe essere elementare, ma che spesso sfugge anche ad esperti giornalisti. Essere iscritti nel registro degli indagati significa che qualcuno, a torto o a ragione, ha sporto denuncia ai danni dell’iscritto, affermandolo come responsabile di un fatto penalmente rilevante. E questo, come dire, a richiesta, come atto dovuto e in ragione del principio dell’obbligatorietà dell’azione penale, sancita dall’art. 112 della Costituzione.
Lo spiego meglio, o almeno ci provo, con una iperbole.
Se ora scendo di casa e vado alla più vicina stazione dei Carabinieri e denuncio te, lettore, di avermi minacciato di morte, il Carabiniere è obbligato a raccogliere la mia denuncia, inviarla in Procura e qui sarà iscritta nel registro delle notizie di reato, indicando te, innocente lettore, come indagato. Poi, chiaramente, le indagini dimostreranno che ho inventato tutto e tu, caro lettore, potrai a tua volta denunciarmi per calunnia.
Tutto questo per dire che l’iscrizione dell’avv. Derensis e altri nel registro degli indagati non è una notizia, perché è la logica conseguenza della querela sporta in loro danno da parte di Stefania Cappa per fatti che, secondo la sua tesi, sono di rilevanza penale e la individuano come persona offesa.
La querela è stata porta a Milano, questa volta alla Procura della Repubblica, e farà, come si suol dire “il suo corso”.
Non escludo, per esempio, che la competenza passi a Pavia, visto che i fatti addebitati sembrerebbero essere accaduti in quella Città, con relativa competenza della Procura del posto.
Intanto, però, registriamo un aumento esponenziale di vicende giudiziarie che alimentano il dibattito e distolgono l’attenzione, siamo certi non degli investigatori, dalle due questioni giudiziarie principali: il procedimento a carico di Andrea Sempio, con le indagini preliminari prossime all’epilogo e quello per la revisione della sentenza di condanna ad Alberto Stasi, che è prossimo a venire. In realtà c’è ne sarebbe un altro di procedimento che si giova di questo caos, ed è quello che pende a Brescia ed è carico dell’ex. Pm Venditti, anche se penso che le vicende di quegli anni coinvolgeranno presto altri Magistrati e, soprattutto, esponenti della Polizia Giudiziaria, forse riducendo e di molto il ruolo eventualmente ricoperto dall’attuale indagato.
avv. Michele Allamprese
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