FAMIGLIA AVVELENATA QUALI SONO LE ULTIME NOVITA?

Continuano le indagini della procura della Repubblica di Larino e della squadra mobile di Campobasso in ordine alla strana morte per avvelenamento della sig.ra Antonella Di Ielsi e di sua figlia Sara Di Vita, occorse nel dicembre dello scorso anno a Pietracatella, piccolo paese del molise.

Ricordiamo che, inizialmente, si era ipotizzata una responsabilità da parte dei sanitari che ebbero in cura le due donne, i quali, in seguito al primo accesso al pronto soccorso e ai relativi accertamenti, rimandarono a casa le stesse diagnosticando una semplice intossicazione alimentare.

I sanitari vennero, quindi, indagati perché ritenuti responsabili, in ragione dell’omessa diagnosi, della morte delle due donne.

In seguito a vari accertamenti, e soprattutto l’esito dell’autopsia e le consulenze medico-legali e tossicologiche, si è accertato che la morte è stata causata da avvelenamento da “ricina”, e quindi la totale estraneità dei sanitari. Questi ultimi, al momento in cui si scrive, risultano ancora formalmente indagati, per quanto i loro difensori invochino a gran voce l’archiviazione.

Le indagini, invece, si concentrano soprattutto sulle ultime frequentazioni delle vittime e sulla loro vita privata, per comprendere chi avrebbe avuto motivo e possibilità di somministrare il veleno.

Una verifica molto importante sarà, sicuramente, quella sui dispositivi sequestrati ai familiari superstiti e ad alcune persone vicine alla coppia.

Intanto, l’ultima notizia che merita attenzione, perché potrebbe farci capire la direzione che stanno prendendo le indagini, ci dice che una amica della coppia è stata iscritta nel registro degli indagati per favoreggiamento. L’accusa provvisoria le attribuisce di aver mentito alla Polizia giudiziaria quando, sentita sui rapporti tra i coniugi, e quindi sulla vittima e sul marito, ha negato qualsiasi conflitto o motivo di astio. In realtà, proprio gli accertamenti sui dispositivi hanno rilevato la presenza di numerosi messaggi tra l’odierna indagata e la vittima, nella quale quest’ultima manifestava il suo malessere per la relazione affettiva e la volontà di trovare un avvocato divorzista per avviare le pratiche per una separazione dal marito.

Si tratta di un aspetto di grande rilievo, e il fatto che gli inquirenti si stiano concentrando su queste circostanze lascia trasparire la volontà di indagare sul contesto familiare della coppia.

Vedremo quali saranno i prossimi sviluppi, e se altre persone informate sui fatti saranno formalmente indagate per non aver detto la verità. Ma soprattutto, a mio avviso, vediamo che esito daranno le copie forensi dei dispositivi sequestrati che, come sempre in questi casi, possono rivelare un mondo che non traspare dalle espressioni della vita pubblica di vittime e possibili responsabili. 

avv. Michele Allamprese

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