GARLASCO- STASI FUORI DAL CARCERE. SPIEGHIAMO PERCHE’

I giornali e i siti web titolano “Alberto Stasi fuori dal carcere”. Ma che vuol dire? E’ intervenuta una pronuncia che revochi la condanna?

La risposta è no, e cerchiamo quindi di fare un pò di chiarezza.

La pena cui è stato condannato in via definitiva Alberto Stasi non è mutata, resta la condanna a 16 anni di reclusone. Quello che è mutato, e non è la prima volta, è la modalità di esecuzione della pena.

Il nostro ordinamento, infatti, consente ai detenuti ai quali resti da scontare una pena inferiore ai quattro anni di carcere, di chiedere l’affidamento in prova ai servizi sociali; un istituto che consente al detenuto di uscire dal carcere, domiciliare presso la propria abitazione, svolgere una attività lavorativa il tutto sotto il controllo degli assistenti sociali, i quali relazioneranno al Tribunale di sorveglianza sulla condotta del detenuto. Il Tribunale di sorveglianza, in caso di violazione delle prescrizioni, può revocare la misura e disporre il ritorno in carcere.

A dire il vero, il regime carcerario di Alberto Stasi si era già affievolito nel corso degli anni, visto che dal 2023 gode della possibilità di uscire dal carcere per svolgere una attività lavorativa all’esterno, e dall’aprile del 2025 gode del regime della semilibertà, che gli consente di rientrare in carcere solo per dormire. Il tutto condito da permessi che gli consentono anche di dormire fuori dal carcere.

La decisione sull’affidamento in prova, adottata dal Tribunale di sorveglianza di Milano, su richiesta dei difensori di Stasi e con parere favorevole della procura generale presso la corte di appello di Milano (la stessa che potrebbe chiedere la revisione della sentenza di condanna) è giustificata dall’eccellente condotta carceraria di Stasi, supportata dalle relazioni della direzione carceraria e di tutti gli ausiliari.

Si tratta, quindi, di una vicenda del tutto estranea alle attuali indagini sull’omicidio di Chiara Poggi, ma anche sulla eventuale revisione della sentenza di condanna, per la quale bisognerà seguire l’apposito iter.

Ricordiamo, però, a proposito della procura generale che, la stessa dott.ssa Nanni, procuratrice generale, si era espressa l’anno scorso con parere “non positivo” sulla semilibertà a Stasi, tanto da ricorrere in cassazione contro la decisione del Tribunale di Sorveglianza che la concedeva. Il parere negativo venne giustificato dall’intervista rilasciata da Stasi alle Iene.

Il tutto a dimostrazione dell’equilibrio e della terzietà del procuratore generale, la quale ha ora la palla per chiedere la revisione del processo e sulla quale, immaginiamo, ci siano pressioni non indifferenti. La dott.ssa Nanni è prossima ad assumere una decisione che, qualunque essa sia, sarà fonte di polemiche.

Avv. Michele Allamprese

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