CASO ROGGERO. COSA è SUCCESSO?

Ha fatto molto discutere, più in termini politici che giuridici, la decisione della Corte di cassazione che ha definitivamente confermato la condanna di Mario Roggero a 14 anni e nove mesi di carcere per l’omicidio volontario di due dei tre rapinatori che cinque anni fa irruppero nella sua gioielleria.

Di seguito i fatti.

Il pomeriggio del 28 aprile 2021, tre individui con il volto travisato, entrano nella gioielleria della famiglia di Mario Roggero, a Grinzane Cavour, piccolo comune piemontese, per eseguire una rapina, armati di coltello e pistola, poi rivelatasi finta.

Durante l’esecuzione della rapina, i malviventi minacciarono il Roggero, nonché la moglie e la figlia, presenti anche loro nell’esercizio commerciale, arrivando a colpire con un pugno la prima e ad immobilizzare con fascette elettriche la seconda. Dopo aver raccolto il bottino, i tre uomini uscirono dal negozio tentando di raggiungere l’auto. Il Roggero li inseguì e con luna pistola regolarmente detenuta fece fuoco contro gli stessi, uccidendone due e ferendo gravemente un terzo.

Le indagini, sia sulla rapina che sulla morte dei rapinatori, vennero condotte dalla Procura di Asti, che dispose una consulenza balistica che accertò che gli spari del Roggero furono esplosi mentre i malviventi erano in fuga. All’esito delle indagini, quindi, gli inquirenti contestarono a Roggero l’omicidio volontario dei due deceduti e il tentato omicidio del terzo, mentre la sua difesa puntava sulla legittima difesa, almeno putativa. La legittima difesa è una causa di giustificazione del reato, prevista dall’art. 52 del codice penale e che stabilisce che non è punibile chi commette il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di difendere un diritto proprio od altrui contro il pericolo attuale di un’offesa ingiusta, sempre che la difesa sia proporzionata all’offesa.

La legittima difesa si dice “putativa” quando, incolpevolmente, l’indagato reagisce pensando di essere in pericolo, e quindi di trovarsi nella condizione di cui all’art. 52 del codice penale.

In primo grado, la Corte d’assise di Asti condanna Roggero a 17 anni di carcere, riconoscendo valido l’impianto accusatorio della Procura, escludendo la legittima difesa perché, al momento dell’esplosione dei colpi, ormai, i ladri erano scappati e incapaci di recare danno alla vita di Roggero e dei suoi familiari.

La Corte d’assise di appello di Torino confermava la sentenza di primo grado, ma riduceva la pena a 14 anni e nove mesi, rivalutando così il trattamento sanzionatorio del primo grado.

Il 15 luglio scorso, la Corte di cassazione ha rigettato il ricorso proposto dai difensori di Roggero e confermato la condanna, che così è divenuta definitiva. Roggero, alcuni giorni dopo, si è spontaneamente presentato al carcere di Bollate per scontare la pena, preannunciando la richiesta di grazia al Capo dello Stato e il ricorso alla Corte Europea dei diritti dell’uomo.

avv. Michele Allamprese

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