GARLASCO-IL TERZO PILASTRO CHE PUO’ CROLLARE. IL DNA SOTTO LE UNGHIE

Nel precedente articolo di questo format, abbiamo parlato del primo pilastro su cui si regge la sentenza di condanna ad Alberto Stasi che, alla luce dell’indagine in corso, potrebbe crollare, aprendo cosi la strada alla revisione della sentenza. Segnatamente abbiamo parlato dell’orario della morte. Poi nel secondo articolo abbiamo parlato del secondo pilastro che potrebbe crollare, vale a dire il ruolo, nella dinamica omicidiaria, delle impronte digitali di Alberto sul dispenser del bagno.

Oggi esaminiamo il terzo dei sette pilastri su cui si regge la motivazione di condanna riportata nella sentenza della corte di assise di appello bis di Milano, che potrebbe favorire l’iter della revisione.

Parliamo delle tracce di DNA sotto le unghie della povera Chiara.

Partiamo da ciò che afferma la sentenza di condanna della Corte d’assise d’appello bis, che, lo ricordiamo, è sempre il punto di partenza per capire perché Alberto Stasi è stato, a torto o a ragione, condannato come autore dell’omicidio.

Partiamo dalla sentenza della prima Corte di Cassazione, adita dalla Procura generale di Milano, e quindi dalla sostituto procuratrice Barbaini, che, tra le altre ragioni di censura accolte, affermava che le tracce di dna sotto le unghie di Chiara, oltre ai capelli rinvenuti, dovevano essere oggetto di esame peritale.

La Corte d’Assise di appello bis, così, nominò proprio perito il prof. Francesco De Stefano, che è un medico legale e genetista forense dell’Università di Genova, il quale concluse, sia nella perizia che durante l’escussione testimoniale nel dibattimento che il Dna non era attribuibile ma che non si poteva escludere la riferibilità dello stesso ad Alberto Stasi.

Questa affermazione fu ripresa tra le motivazioni della sentenza e rappresenta, quindi, uno dei sette pilastri su cui la stessa si fonda.

Nel corso dell’attuale indagine, il GIP del Tribunale di Pavia ha nominato, durante un incidente probatorio, la dott.ssa Denise Albani quale perito, al fine proprio di chiarire la riferibilità del DNA sotto le unghie all’indagato di oggi, Andrea Sempio, come affermato dai consulenti della difesa Stasi.

La dott.ssa Albani, riconoscendo la comunanza del cromosoma Y con quello dell’indagato, ha espressamente escluso che le tracce genetiche possano essere riferibili ad Alberto Stasi.

Si tratta, quindi, di una nuova prova, anzi la revisione con nuove modalità scientifiche di una prova già assunta, che è certamente idonea a giustificare l’ammissibilità della istanza di revisione, e a fondare l’eventuale giudizio finale positivo.

Ricordiamo che la condanna Stasi si basa su indizi che, presi singolarmente sono stati considerati non idonei a superare il ragionevole dubbio dal GUP Vitelli e dalla prima Corte d’assise d’appello di Milano, e che invece, unitamente alla perizia De Stefano e a quella Testi sulla camminata, esaminati nel loro insieme, portarono alla condanna.

Dunque, se cadono alcuni indizi, e noi ne contiamo già quattro, bisognerà ricorrere a un nuovo giudizio, in sede di revisione, di esame congiunto degli indizi residui per verificare se sono idonei a superare il ragionevole dubbio.

AVV.ALLAMPRESE

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