CONSEGNA DEI REFERTI CON 8 MESI DI RITARDO. COME E’ MORTA LA PROFESSORESSA GALLO?

Oggi voglio parlarvi dell’incredibile vicenda che ha visto coinvolta la professoressa Maria Cristina Gallo, purtroppo recentemente deceduta.

La professoressa Gallo, era una donna di 57 anni, siciliana, che ad inizio 2024 si sottopose all’Ospedale di Mazara del Vallo ad un intervento di isterectomia per la rimozione di un fibroma, la quale ha dovuto attendere otto mesi per avere l’esito degli esami istologici. Consegna, peraltro, ottenuta solo in seguito a diffida di un legale.

Purtroppo gli esami accertarono che la professoressa era affetta da un tumore molto aggressivo, che ha iniziato a combattere, a causa del ritardo nella consegna del referto, con otto mesi di ritardo.

La donna è purtroppo recentemente morta e la Procura della Repubblica di Trapani, su denuncia dei familiari, ha aperto un’indagine, accertando che i referti consegnati con ritardo dalla struttura erano oltre tremila. Sono stati individuati, quindi, altri pazienti ai quali la tardiva notizia dell’esame potrebbe aver comportato un ritardo nell’avvio delle cure e cagionato la morte.

I capi di imputazione prevedono omicidio colposo, lesioni colpose e omissione di atti d’ufficio e sono indagati in 19 tra medici, infermieri e tecnici. Persone offese sono i malati ancora in vita e i familiari di quelli deceduti. Una perizia, ammessa in sede di incidente probatorio dal GIP dovrà ora accertare, nel caso specifico della professoressa Gallo se la tardiva notizia dell’estio dell’esame ne abbia cagionato la morte, non rendendo possibili cure immediate o se, invece, la morte sarebbe sopraggiunta lo stesso o in un periodo successivo. La notizia incredibile è che il GIP ha confermato la qualificazione dell’ASL competente come persona offesa, quindi quale soggetto danneggiato, e non come responsabile civile, e quindi quale elemento chiamato a risarcire i danni.

Ora inizia, quindi, la battaglia dei periti, e al marito e ai figli della vittima, ma anche alla stessa professoressa, non resta che augurare di avere Giustizia.

avv. Michele Allamprese

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