Avrete letto sui giornali che è in corso una querelle giudiziaria tra il noto critico televisivo Vittorio Sgarbi e una delle sue figlie, tale Evelina.
In particolare la vicenda trae origine dalla richiesta della figlia si Sgarbi, appunto Evelina, di nominare un “amministratore di sostegno” per il padre.
Ma cos’è un “amministratore di sostegno” e quali sono le conseguenze di caso di sua nomina?
La figura dell’amministratore di sostegno è prevista dal codice civile, dagli articoli 404 e seguenti, ed è una forma di tutela per quei soggetti che per effetto di una infermità di mente o di una menomazione psichica o fisica, anche temporanea o parziale, si trovano nella condizione di non poter provvedere ai propri bisogni e interessi. In questo caso, lo stesso potenziale beneficiario o i suoi prossimi congiunti possono ricorrere al Giudice Tutelare, il quale effettuerà una istruttoria per accertare i fatti e le condizioni del potenziale beneficiario e, ove sussistano i presupposti, provvederà alla nomina dell’amministratore di sostegno.
Nel decreto di nomina saranno analiticamente indicate le attività che potranno essere svolte dal beneficiario da solo e quelle che necessiteranno dell’intervento dell’amministratore, sempre con il limite che per le attività di straordinaria amministrazione sarà necessario chiedere al Giudice tutelare una autorizzazione ad hoc.
Nel caso specifico la figlia di Sgarbi ritiene che a causa di patologie psichiche che hanno portato anche ad un lungo ricovero, il padre non sia nelle condizioni di esercitare liberamente le proprie facoltà mentali e quindi di attendere ai propri interessi. Per questi motivi si è rivolto al Giudice tutelare del Tribunale di Roma, competente per territorio poiché Sgarbi risiede a Roma. Il Giudice ha fissato l’udienza, nel contraddittorio con lo stesso Sgarbi e con l’altra figlia del critico d’arte (che non aderisce alla richiesta di nomina dell’amministratore). Sgarbi si è opposto alla nomina e adesso il Giudice valuterà se aprire o meno l’amministrazione di sostegno.
La mia idea è che Evelina voglia, con questa iniziativa, ostacolare il matrimonio del padre con la sua compagna storica, infatti il matrimonio è atto di straordinaria amministrazione, e questo anche per preservare i suoi diritti ereditari. Infatti, in caso di matrimonio, il coniuge concorrerebbe con i figli nella divisione del patrimonio del defunto.
Staremo a vedere come andrà a finire, considerando anche che Evelina ha depositato una istanza di ricusazione del Giudice tutelare assegnatario del fascicolo e che ad oggi il Giudice non ha ancora sciolto la riserva.
avv. Michele Allamprese
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