La sentenza che condanna Alberto Stasi per la morte di Chiara Poggi da prendere come riferimento per valutare le chance di revisione, è quella della Corte d’Assise d’appello bis di Milano. Si tratta dell’ultima pronuncia di merito, e quindi quella che motiva sull’attribuzione di fatti ad Alberto.
La condanna poggia su sette pilastri, che è bene ricordare:
- La non attendibilità del racconto del ritrovamento del corpo;
- L’assenza di macchie di sangue sulle scarpe;
- L’alibi che non esclude il compimento dell’omicidio, e quindi i famosi 23 minuti;
- La conoscenza della vittima;
- Impronta sul dispenser;
- Il dna sui pedali;
- Il dna sub ungeale.
In una serie di articoli analizzeremo i quattro, a mio avviso, pilastri che già adesso non sono più idonei a reggere la motivazione di condanna e che quindi possono portare all’ammissibilità del giudizio di revisione, e all’eventuale pronuncia di accoglimento.
Va fatta una premessa, ed è quello che faremo in questo articolo.
Alberto Stasi è stato assolto in primo grado dal GUP di Vigevano Vitelli, in quanto aveva scelto il rito abbreviato ed ha così evitato la Corte d’assise, con sentenza confermata dalla corte d’assise d’appello di Milano.
La Corte di Cassazione, adita dalla Procura generale di Milano la prima volta, riformò la sentenza di appello, tra l’altro, perché il ragionamento dei giudici fu errato in questi termini. Sia il GUP Vitelli che la prima Corte d’assise d’appello, valutarono gli indizi in modo singolo, affermando che nessuno di questi era idoneo a superare il ragionevole dubbio in ordine alla responsabilità di Alberto Stasi.
La Corte di Cassazione, giustamente, disse che l’esame dei singoli indizi non deve essere limitata alla valutazione atomistica, cioè singola, ma in modo globale. Quindi la Corte d’assise di appello bis di Milano, oltre a disporre la perizia genetica sulle unghie e sul capello, così come disposto anche dalla Corte di Cassazione, effettuò questa valutazione globale giungendo alla convinzione, oltre ogni ragionevole dubbio, che Alberto Stasi aveva ucciso Chiara Poggi.
Ora, in sede di revisione, per aggredire quella convinzione, bisognerà far cadere quanti più pilastri su cui si regge la motivazione di condanna.
Come detto, allo stato ne conto quattro.
Nei prossimi articoli li affronteremo singolarmente.





