I bambini che vivevano nel bosco e la vicenda giudiziaria. Facciamo chiarezza.

Ha fatto molto discutere il provvedimento adottato dal Tribunale per i minorenni de L’Aquila che ha disposto l’allontanamento dalla casa familiare dei tre bambini che vivevano, insieme ai genitori, in una casa diroccata e priva di elettricità, gas e acqua corrente nelle campagne del chietino.

La famiglia è composta dal papà, di origini inglesi, la madre di origini australiane e tre bimbi, uno di 8 anni e due gemelli di 6.

Ma vediamo di capire cosa è successo.

La vicenda trae origine da un ricovero dei bimbi lo scorso anno a causa di una intossicazione da funghi, cui seguì una ispezione dei carabinieri nel casolare ove vivevano i minori e la segnalazione ai servizi sociali.

I suddetti organi notiziarono il pubblico ministero, ma non ritennero di adottare, come pure la legge avrebbe consentito loro, provvedimenti urgenti a tutela dei minori.

Il pubblico ministero, tuttavia, notiziava il Tribunale dei minorenni competente per procdedere alla valutazione di questi in ordine all’eventualità di adottare provvedimenti a tutela dei minori.

La materia è disciplinata dall’art. 403 del codice civile.

La decisione del Tribunale die minorenni, che sta facendo così tanto discutere, prevede la sospensione della potestà genitoriale, la nomina del tutore provvisorio e l’allontanamento dalla casa familiare.

La responsabilità genitoriale, quindi, è oggi esercitata da un tutore, il quale prende per conto dei minori le decisioni che la legge prevede debbano essere prese dai genitori, e i bambini sono stati collocati in una casa protetta con la madre.

Le ragioni dell’allontanamento sono nel rischio per la vita di relazione e per la salute dei minori, ma non nel fatto che questi non frequentino le scuole. La nostra normativa, infatti, consente la cosiddetta istruzione parentale, cioè la possibilità per i genitori di impartire le lezioni a casa, sotto il controllo del dirigente scolastico di riferimento, come previsto da una legge del 2017.

Il provvedimento del Tribunale dei minorenni è reclamabile in Corte di Appello, e i genitori dei bambini, assieme al loro battagliero avvocato, hanno già dichiarato di voler impugnare il decreto.

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