Avrete sicuramente letto la notizia della gravissima vicenda avvenuta a Modena, nel pomeriggio di sabato 16 maggio, ove un automobilista italiano di seconda generazione, in pieno centro, ha investito otto persone delle quali, allo stato, quattro sono in pericolo di vita.
Si tratta di una vicenda sconcertante, mai accaduta in Italia e che richiama alla mente le stragi di Nizza del luglio 2016 o di Berlino del dicembre dello stesso anno.
Ma cosa accade ora all’automobilista, che, ricordiamolo, dopo la fine della folle corsa in auto ha tentato la fuga, brandendo anche un coltello e venendo fermato da alcuni coraggiosi passanti, prima di essere arrestato dalle forze dell’ordine?
Sul caso indaga, per ora, la Procura di Modena. Dico per ora, perché se si dovesse accertare una matrice terroristica, che allo stato pare esclusa, la competenza passerebbe alla DDA di Bologna.
La Procura di Modena, allo stato, indaga per lesioni aggravate e strage. Infatti, non essendoci stati, per ora, fortunatamente morti, il capo di imputazione non può essere quello di omicidio. Ove, e speriamo non sia così, dovessero arrivare terribili notizie dai feriti, si passerebbe all’ipotesi di omicidio volontario, ferma restando la probabilità che a breve si passi al tentato omicidio. Va esclusa, chiaramente, l’ipotesi specifica di omicidio stradale, perché in questo caso l’investitore non ha agito con colpa, ma con dolo e quindi con la volontà di uccidere o quanto meno prefigurandosi tale scenario. La morte di uno degli attuali feriti lascerebbe aperta anche la possibilità della contestazione della strage aggravata, mentre allo stato si contesta la strage comune, vale a dire l’aver posto in essere la condotta finalizzata ad uccidere e porre in pericolo la pubblica incolumità, senza che ci siano state conseguenze letali.
Se dalle indagini dovessero emergere elementi che possano collocare la condotta dello stragista in una visione terroristica, scatterebbero le aggravanti che porterebbero anche ad un importante inasprimento della pena.
Va detto, ad onor del vero, che andrà fatta anche una valutazione sulla capacità di intendere e volere del trentunenne investitore, il quale pare avere problemi di salute mentale tanto da essere stato in passato in cura presso centri specializzati.
avv. Michele Allamprese





