OMICIDIO DI SIMONETTA CESARONI. TRENTASEI ANNI SENZA UN COLPEVOLE.

Il sette agosto ricorre l’anniversario di uno dei delitti più misteriosi della storia d’Italia. L’omicidio di Simonetta Cesaroni, avvenuto, appunto, il sette agosto del 1990 a Roma, nell’elegante palazzo di via Carlo Poma 2, nel quartiere Prati.

Simonetta aveva vent’anni, ne avrebbe compiuti ventuno a novembre, era bella, piena di amici, di vita e di progetti.

Una vita interrotta bruscamente in un torrido e umido pomeriggio agostano (la mattina si era abbattuto un forte temporale su Roma), in un quartiere vuoto perché prevalentemente composto di uffici e di residenti della media alta borghesia.

Le indagini si indirizzarono, inizialmente, sul portiere, Pietrino Vanacore, che venne però quasi subito scagionato.

Poi si indagarono, anche se solo per poche settimane, alcuni colleghi, per giungere, infine, alla richiesta di rinvio a giudizio a carico del giovane Federico Valle, che però non verrà accolta dal GUP.

Infine, nel 2009, si arrivò al primo processo, che vedeva alla sbarra l’ex fidanzato, Raniero Busco, che verrà condannato in primo grado e assolto in appello, con pronuncia confermata dalla Corte di cassazione.

Oggi, alla Procura di Roma, è aperto un fascicolo contro ignoti, ancora pendente in seguito all’accoglimento dell’opposizione all’archiviazione da parte della sorella di Simonetta, che insieme alla mamma, continua a chiedere verità e Giustizia per Simonetta.

Il delitto di via Poma è un mistero, ma non esistono casi che non si possano risolvere se si adotta un metodo, e non si fanno sconti a nessuno.
Soprattutto se ci si concentra sull’obiettivo, che è quello di aiutare gli inquirenti individuando una pista che sia frutto dello studio dei fascicoli, dello svolgimento delle investigazioni difensive e del lavoro dei consulenti. Purtroppo il caso è stato trattato più come un filone letterario che come una vicenda giudiziaria, odiosa perché il delitto è un reato di genere e perché colpisce una ragazza indifesa, di umili origini e che era intenta a lavorare, mentre l’assassino, e il “mondo” che lo ha finora protetto, metteva fine alla sua vita per diletto, per noia, o forse no…

avv. Michele Allamprese

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