Arrivano brutte notizie per Sigfrido Ranucci dal Tribunale del Lavoro di Roma. Il Giudice del lavoro, infatti, ha rigettato il suo ricorso ex. art. 700 cpc finalizzato ad ottenere un provvedimento d’urgenza con il quale annullare la decisione della RAI che lo aveva rimosso dalla conduzione di Report.
Ma quali sono le motivazioni del provvedimento e cosa accadrà adesso?
La prima doglianza di Ranucci afferiva alla presenza di finalità discriminatorie per ragioni politiche e di opinioni personali del giornalista. In particolare, lamentava la difesa di Ranucci, l’assenza di motivazioni scritte nella decisione adottata, il che lasciava trasparire, appunto e secondo la tesi “ranucciana”, la presenza di motivazioni discriminatorie.
Il Tribunale, però, evidenzia che trattandosi di una mobilità orizzontale, in quanto Ranucci non è stato demansionato, non è necessaria più alcuna motivazione nel provvedimento che il datore di lavoro adotta.
La seconda doglianza parte dal dato, incontestato e ammesso dalla stessa difesa di Ranucci, che la redazione di Report fosse sottoposta a continue pressioni esterne in ragione delle scelte editoriali dello stesso conduttore e che questo aspetto fosse motivo di scontento nella redazione.
Secondo i difensori di Ranucci, questo dato non doveva portare alla rimozione di Ranucci, ma al suo rafforzamento e alla predisposizione di idonee misure per tutelare la libertà di espressione dei giornalisti.
Il Tribunale rigetta anche questo motivo perché evidenzia come trattasi di scelta imprenditoriale non sindacabile, nelle sue modalità attuative. Secondo la Rai, e sulla scorta delle dichiarazioni dei componenti la redazione di Report, il modo migliore per tutelare la loro libertà di espressione era quella di rimuovere Ranucci dalla conduzione, preservando il programma e la sua libertà.
Ancora, Ranucci lamenta che pur avendo la Rai dichiarato di voler rafforzare il programma, ha adottato quale unico provvedimento in tal senso la sua rimozione. Il Tribunale rileva, tuttavia, che proprio la necessità di maggiore collegialità era emersa dalle audizioni dei giornalisti di Report, e che quindi l’obiettivo aziendale era coerente con la rimozione del giornalista dalla conduzione.
Ranucci, poi, lamentava le indebite pressioni delle forze politiche di maggioranza, che spingevano per la sua rimozione e che sarebbero, a suo dire, la prova della finalità politica del suo allontanamento. Sul punto il Tribunale motiva facendo riferimento alle dichiarazioni di Roberto Saviano, Michele Santoro e Corrado Formigli, certamente non tacciabili di simpatie politiche per l’attuale compagine di governo, i quali hanno criticato pubblicamente i comportamenti del giornalista in termini di opportunità ed etica.
Infine, si cita una mail inviata da Giorgio Mottola, il quale notizia Ranucci degli esiti di una riunione di redazione nella quale è emersa la necessità di una maggiore collegialità nella conduzione e nelle scelte editoriali della trasmissione.
In buona sostanza, conclude il Tribunale, non si ravvisano i tre presupposti della discriminazione: 1. Il fattore di rischi, 2. Il demansionamento, 3 il rapporto causale tra primo e secondo.
E’ bene dire, tuttavia, che si tratta di una decisione cautelare, che può essere reclamata al Collegio e nel caso ribaltata e che, in ogni caso, non priva Ranucci della possibilità di introdurre il giudizio di merito per accertare i fatti e ottenere un provvedimento definitivo che può anche avere esito diverso.





