La soluzione al “Giallo di Pietracatella” potrebbe essere vicina, infatti gli inquirenti stanno accelerando negli approfondimenti investigativi in ordine alle ricerche on line sulla ricina, la sostanza velenosa usata per avvelenare Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita.
Una volta appurato, infatti, che la morte è stata cagionata dalla ingestione della sostanza velenosa, ed esclusa la natura accidentale dell’ingestione, bisognava capire chi aveva ricercato notizie, ed eventualmente acquistato la sostanza.
Per farlo gli inquirenti si sono prima concentrati sulla vita delle due donne, e del nucleo familiare di appartenenza, al fine di individuare dissidi e rancori, e di accertare il movente. Questo, al fine di delimitare il perimetro dei possibili sospettati, e concentrare gli sforzi investigativi sui loro comportamenti, le loro abitudini e le ricerche e gli acquisti delle settimane precedenti il delitto.
La Ricina è una sostanza, infatti, poco nota, anche nella sua portata letale e non reperibile in commercio. L’assassino, quindi, deve aver prima fatto una ricerca per individuare una modalità per compiere l’omicidio che possa celarsi in un evento accidentale, e, quindi, una volta scelta la soluzione Ricina, aver provveduto all’acquisto.
Poiché sia la ricerca che l’acquisto non poteva certo avvenire de visu in farmacia, ha certamente fatto uso della rete. Per questo motivo, da settimane, diciamo che la soluzione è nelle indagini forensi sui dispositivi dei soggetti attenzionati.
L’ultima novità che viene dalla Procura di Larino, competente alle indagini, è il decreto di perquisizione, con eventuale sequestro di dispositivi, a tre scuole della zona. Le scuole sono situate a Riccia, due e a Compabasso, la terza; quindi nelle vicinanze di Pietracatella. I dipositivi che saranno oggetto di perquisizione e sequestro sono oltre centocinquanta e vedranno gli inquirenti, e in particolare la Squadra Mobile di Campobasso, impegnati nella ricerca di file e percorsi internet coerenti con la scoperta e l’acquisto della sostanza velenosa.
Ma perché gli inquirenti hanno scelto proprio quelle tre scuole?
La scelta non è, chiaramente, casuale. Si tratta di istituti scolastici che hanno precisi collegamenti con soggetti, chiaramente attenzionati, per quanto non sottoposti ad indagine. In un istituto lavora una insegnante, amica del marito di una delle due vittime, e più volte ascoltata in Procura, nella seconda è impiegato come tecnico di laboratorio il marito di questa e la terza era frequentata da Alice e Sara Di Vita.
Le perquisizioni avranno luogo tra martedi e giovedi, e poi i computer saranno oggetto di accertamenti tecnici, con la partecipazione dei difensori e dei consulenti delle persone offese, e quindi di Gianni e Alice De Vita che al momento mantengono questo status. Non ci sono, dopo lo stralcio delle posizioni dei medici che hanno avuto in cura le due donne, non ancora archiviati ma con posizioni che le ultime novità ritengono non rilevanti per i fatti, altri indagati. Per ora. A meno che non ci sia un colpo di scena dell’ultima ora, si individui una pista concreta che consenta l’iscrizione e, quindi, la partecipazione agli accertamenti anche di chi si ritiene essere responsabile della condotta.
Questi i fatti, ora vediamo il non detto. La perquisizione è un atto a sosrpesa: se si vuole ottenere un risultato, non si deve preannunciare.
In questo caso lo si è fatto. Evidentemente il risultato che si vuole ottenere non è solo perquisire e sequestrare, ma si vuole indurre il soggetto o i soggetti attenzionati a parlare, sperando in intercettazioni, o a compiere un gesto spropositato, come liberarsi di un dispositivo elettronico o cancellare la cronologia delle ricerche.
A buon intenditor…
Avv. Michele Allamprese
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