GARLASCO- IL PRIMO PILASTRO CHE Può CROLLARE. L’ORARIO DELLA MORTE

Nel precedente articolo di questo format, abbiamo spiegato come si può arrivare ad una pronuncia di ammissibilità prima, e di accoglimento poi, della revisione della sentenza di condanna ad Alberto Stasi per l’omicidio di Chiara Poggi.

Oggi esaminiamo il primo dei sette pilastri su cui si regge la motivazione di condanna riportata nella sentenza della corte di assise di appello bis di Milano, che potrebbe già essere oggetto di revisione.

Parliamo dell’orario della morte, o meglio dell’epoca della morte.

In medicina legale, infatti, dall’esame del cadavere non è possibile giungere da un orario esatto della morte ma ad un range, più o meno ampio e preciso, a seconda dei dati che si hanno a disposizione.

In seguito al deposito delle consulenze da parte della difesa Sempio, dopo la notifica del primo avviso di conclusione indagini dello scorso maggio, la Procura di Pavia ha integrato le proprie consulenze, in particolar modo quella medico-legale e anatomopatologa.

Quindi ha conferito nuovamente incarico alla professoressa Cattaneo, affiancata questa volta dal dott. Bagio Eugenio Leone, che è un al fine di rispondere alle consulenze Sempio e di meglio precisare l’epoca della morte, la durata dell’aggressione e il periodo di agonia (l’intervallo di tempo tra l’inizio dell’aggressione e la morte).

Le conclusioni principali sono queste:

  • Durata dell’aggressione: l’intervallo tra le prime lesioni e la morte sarebbe stato nell’ordine di decine di minuti, con un limite prudenziale di almeno 15–30 minuti e una durata ritenuta più plausibile tra 30 e 60 minuti.
  • Lesioni da difesa: Chiara avrebbe tentato di opporsi all’aggressore; i consulenti ritengono compatibile con i reperti una colluttazione.
  • Aggressione in più fasi: la ricostruzione considera diversi momenti dell’aggressione e gli spostamenti della vittima nella villetta.

In una ottica di revisione della sentenza, quindi, dobbiamo ricordare che la motivazione della sentenza di condanna si basava sulla sufficienza dei famosi 23 minuti per Stati per partire in bicicletta da casa, raggiungere la villa del delitto, consumare l’estathe, iniziare la lite con Chiara, ucciderla, tornare a casa, sempre in bici, lavarsi e accendere il pc e ricominciare a lavorare.

Questa affermazione, oggi, sulla scorta della consulenza Cattaneo e della integrazione Cattneo-Leone, viene meno, quantomeno secondo la valutazione dei consulenti della Procura, che sono certamente consulenti di parte, ma lo sono della parte pubblica, vale a dire quella stessa parte che nel processo Stasi sostenne, fino alla Cassazione, l’accusa a carico di Alberto.

Si aggiunga che la prima consulenza Cattaneo, pur prevedendo un range largo per l’epoca della morte – 7-12.30, richiamando la consulenza Ballardini, indica come più probabile l’intervallo 11-11.30.

Dunque, il pilastro dell’orario della morte, sembra poter essere scalfito dalla consulenza Cattaneo-Leone e se questi risultati dovessero essere confermati da una perizia, magari in un incidente probatorio prima dell’udienza preliminare, la demolizione sarebbe ancora più incisiva.

avv. Michele Allamprese

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