DOSSIER SCOMPARSA CONVERSANO – PRIMA PARTE.

Siamo a Fasano, tra Fasano, Monopoli e Bari, quindi in Puglia, ed è il 13 febbraio del 2019. Pietro è un appuntato della Guardia di Finanza, residente a Fasano insieme al suo nucleo familiare, composto dalla moglie Caterina, all’epoca 49 anni, dalla figlia Isabel, all’epoca 19 anni, e dal figlio Leo, all’epoca 13 anni. Pietro esce di casa appunto il 13 febbraio del 2019 alle 4 del mattino circa.

Dopo una notte agitata, nella quale più volte ha vomitato e non è riuscito per nulla a dormire, dirà alla moglie che si dovrà recare a Bari per una missione per conto del suo capitano. La cosa è subito sembrata strana a Caterina, in quanto Pietro gestiva mansioni non operative e non aveva mai preso parte ad alcuna missione, sostanzialmente faceva il piantone.

Pietro esce di casa, prende la sua Peugeot 206 e si reca a Monopoli, parcheggia l’autovettura davanti alla caserma della Guardia di Finanza dove era stato assegnato, e a piedi si recherà a prendere il treno alla stazione di Monopoli che dista circa 200 metri dalla caserma della Guardia di Finanza e dal luogo dove Pietro parcheggia l’autovettura. Le immagini di questo momento sono certamente riprese da almeno due videocamere. Una è posta all’uscita di una tabaccheria che è proprio dinanzi al posto dove l’autovettura è stata parcheggiata e la seconda è la videocamera posta all’esterno della caserma della Guardia di Finanza e gestita dagli stessi militari. Poi ci sono le telecamere che riprendono Pietro alla stazione di Monopoli e sono all’incirca le 4:45-4:50 del mattino. Pietro in quell’occasione indossa uno zaino di colore celeste che Caterina non riconosce come appartenente a Pietro e che certamente non aveva quando la mattina è uscito di casa, dalla sua abitazione di Fasano.

Pietro prenderà il treno da Monopoli e scenderà alla stazione di Bari. Verrà ripreso dalle telecamere della stazione di Bari in diversi momenti, all’incirca una ventina di minuti: verrà visto uscire dalla stazione per circa una decina di minuti, è ripreso sia nell’atto di uscire e recarsi in un punto che non è ripreso dalle telecamere esterno alla stazione e sia a rientrare. In entrambe le circostanze, in entrambi questi momenti Pietro entrerà in interazione, almeno questo è quello che sembra, con delle guardie giurate che erano presenti all’interno e poi all’esterno della stazione ferroviaria. Quindi all’incirca alle 5:29 e 40 secondi Pietro, dopo aver stazionato tre minuti nella saletta che reca il tabellone delle partenze, osservando il tabellone delle partenze, come se a quel punto fosse apparso sul tabellone il binario del treno che lo interessava, accederà a una saletta attigua a quella della biglietteria dove ci sono gli schermi con gli orari di partenza e di arrivo dei treni.

Sparirà definitivamente, alle 5:29:50 abbiamo le ultime immagini di Pietro in vita, certamente in vita. Da quest’ultima saletta nella quale Pietro è stato visto e ripreso dalla rete delle camere c’era la possibilità di fare 5 cose diverse: o entrare nel vicino bar che era chiuso ma, quando anche fosse stato aperto, una volta entrato Pietro avrebbe potuto o tornare nella saletta oppure uscire fuori dalla stazione dall’uscita del bar e in entrambe le occasioni sarebbe stato ripreso dalle telecamere. Oppure avrebbe potuto uscire fuori dalla stazione e sarebbe stato ripreso dalle telecamere. Oppure, ancora, avrebbe potuto far ritorno nella sala biglietteria dove c’era il tabellone luminoso con le partenze e certamente non lo fa perché ci sono le telecamere, oppure avrebbe potuto prendere il corridoio che portava al binario 1 e certamente anche questa attività non la compie perché in quel punto ci sono altre telecamere e non si vede passare Pietro. L’ultima possibilità è quella di prendere il tunnel che porta ai binari dal 2 al 13 o all’uscita di via Capruzzi. Quindi Pietro non può che aver preso questo tunnel. Il problema è che gli inquirenti dell’epoca, del 2019, non acquisirono le immagini delle telecamere di questo tunnel e quindi noi non sappiamo in realtà che cosa Pietro abbia fatto, per quanto è praticamente certo che abbia intrapreso quel tunnel. Non sappiamo se però lo ha fatto per accedere a uno dei binari e quindi aver preso un treno, probabilmente un treno non di lunga percorrenza perché i treni di lunga percorrenza arrivavano al binario 1, oppure essere uscito dalla stazione e aver incontrato qualcuno o all’interno del tunnel o all’uscita della stazione dall’altra parte verso via Capruzzi.

Pietro, tra l’altro, quando uscirà di casa alle 4 del mattino del 13 febbraio inviterà la moglie a non contattarlo perché appunto doveva fare questa missione importante per conto del suo capitano, dicendole che si sarebbe fatto vivo lui intorno alle 15 quando la missione era conclusa. Caterina quindi, pur essendo stranita da questa affermazione di Pietro, non lo contatterà fino alle 15:30-16:00 quando inizierà a preoccuparsi non avendo ricevuto alcun contatto dal marito. Proverà a contattarlo sul telefono cellulare che risulterà però staccato e chiamerà in caserma. In caserma le diranno che Pietro non era impegnato in quel giorno in alcuna missione. Soltanto qualche giorno dopo Caterina verrà a sapere che in realtà Pietro aveva chiesto e ottenuto una licenza sin dall’8 febbraio e sarebbe stato in licenza fino al 14 febbraio, quindi fino al giorno successivo, per far rientro in servizio la mattina del 15.

Caterina quindi si reca personalmente a Monopoli presso la Compagnia della Guardia di Finanza dove le consigliano di fare una denuncia di scomparsa che farà quella sera stessa alle 22:00 presso la Compagnia Carabinieri, sempre di Monopoli.

L’autovettura, che aveva parcheggiato la mattina davanti alla caserma della Guardia di Finanza, viene sequestrata pur non essendoci alcun atto ufficiale dagli stessi commilitoni di Pietro e rimarrà all’interno della caserma per essere riconsegnata circa 20 giorni dopo alla famiglia totalmente smontata e oggetto evidente di una perquisizione.

L’abitazione di Pietro viene fatta oggetto di continue visite da parte dei commilitoni di Pietro ma anche di altri ufficiali della Guardia di Finanza e addirittura del cappellano militare. Si mobilita subito il gruppo dei commilitoni di Pietro. Questo nonostante Pietro fosse appunto in congedo, in licenza fino quantomeno alla mattina del 15, tant’è che la comunicazione alla Procura Militare competente, che è quella di Napoli, da parte del capitano della Compagnia di Monopoli presso cui Pietro era assegnato, la comunicazione della mancata presentazione di Pietro in servizio sarà del 16 febbraio perché il reato si palesa, secondo il Codice Penale Militare, nel momento in cui decorrono 24 ore senza che il militare si presenti ad assumere il servizio.

Di Pietro non si avranno notizie, tranne due avvistamenti che però sono del tutto privi di consistenza.

Uno lo colloca alle pendici della Maiella, ma nel mio incontro con la persona che ha fatto la segnalazione alla trasmissione televisiva “Chi l’ha visto”, il testimone si dichiarava essere stato “suggestionato dalla trasmissione” e dal fatto che in trasmissione si era parlato della possibilità che Pietro, (peraltro smentita dai fatti) potesse aver preso un treno ed essere sceso a Pescara.

Allo stesso tempo questo signore, questo avvistatore, mi riferiva di non aver visto in volto la persona che aveva appunto scambiato per Pietro, confermando di non essere affatto certo che si potesse trattare di Pietro.

L’altro avvistamento è stato segnalato da parte di un soggetto che conosce molto bene Pietro e la cui mamma era impiegata nelle pulizie presso la caserma della Guardia di Finanza dove Pietro prestava servizio.

Esamineremo tutte le criticità di questa vicenda e quelli che sono gli spunti investigativi che abbiamo proposto alla Procura della Repubblica di Bari con la richiesta di riapertura delle indagini che poi è stata accordata. Al momento le indagini sono in corso e l’ipotesi di reato è quella di omicidio volontario. Inizialmente, in seguito alla denuncia di Caterina, la Procura di Bari aprì un fascicolo come Modello 45, quindi come fatto non costituente reato, il che portò a una limitazione dei poteri investigativi sia del Pubblico Ministero che della Polizia Giudiziaria, tant’è che si arriva all’archiviazione senza alcun concreto risultato.

Quello di Pietro è un caso davvero molto enigmatico sul quale c’è l’obbligo e il dovere di indagare perché una famiglia attende di sapere che cosa è successo a Pietro che non è solo un cittadino ma è anche un militare, un servitore dello Stato e che è scomparso in una situazione e in circostanze molto enigmatiche con una indagine che non sembra essere stata particolarmente approfondita. Continueremo a seguire la vicenda….

Avv. Michele Allamprese

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