SPARIZIONE PIETRO CONVERSANO. A CHE PUNTO SIAMO?

Sono passati più di sette anni dalla misteriosa scomparsa di Pietro Conversano, l’appuntato della Guardia di Finanza sparito da Fasano il 13 febbraio del 2019.

Come noto, allo stato, e in seguito all’istanza di riapertura delle indagini proposta dal mio studio, anche per conto dell’Associazione Penelope, la Procura della Repubblica di Bari ha disposto la riapertura delle indagini rubricandole come modello 44, e ipotizzando il reato di omicidio volontario.


La Procura, dal canto suo, ha disposto una serie di accertamenti, in particolare escutendo persone informate sui fatti, anche sulla scorta delle indicazioni che abbiamo fornito.

Intanto, dal canto nostro, e come patrocinio difensivo, abbiamo prodotto una serie di memorie con spunti difensivi e consulenze, stimolando appunto, cosi come deve fare il patrocinio delle persone offese, l’attività degli inquirenti.

In particolare sono state depositate una serie di consulenze firmate da Igor Lampugnani, che ha esaminato sia il contenuto del computer che del telefono in uso a Pietro, nonché i movimenti dello stesso nell’ultima settimana e i contatti telefonici da questi avuti.

Poi abbiamo depositate una consulenza grafologica, a firma della dott.ssa Monica Manzini, che ha esaminato la richiesta di congedo proposta da Pietro una settimana prima di sparire, con esiti davvero molto interessanti.

Quindi abbiamo depositato una consulenza a firma dell’architetto Dario Diovidio, che ha visionato i filmati delle telecamere della stazione di Bari, con una scoperta che potrebbe essere dirimente per indirizzare le indagini.

Infine abbiamo provveduto ad una accurata ispezione dell’autovettura Peugoet 206, in uso a Pietro, a mezzo del dott. Nicola Caprioli e del dott. Mirko Vicenzotto, i quali hanno rinvenuto interessanti spunti biologici e dattiloscopici, meritevoli di approfondimento.

Tutto, come è normale e naturale che sia, è stato rimesso alla Procura della Repubblica di Bari e al sostituto Procuratore che ha in carico il fascicolo.

Adesso la palla passa alla Procura, appunto, che per quel che ci consta non ha ancora dato avvio, per lo meno in contraddittorio, agli accertamenti tecnici che, a questo punto sono fondamentali per comprendere cosa è davvero successo al povero Pietro.

Da parte nostra non abbiamo alcuna intenzione di fermarci, continueremo ad indagare, a svolgere accertamenti tecnici e a tentare di parlare con le persone informate. Soprattutto, è importante e per questo chiedo il vostro aiuto, che sul caso non cada l’oblio e che se ne parli.
Questo perché siamo certi che ci siano persone, anche vicine a Pietro, che sanno un pezzettino di verità e che per paura o omertà non parlano.

E’ giunto, invece, il momento di parlare, anche perché meglio che i fatti vengano fuori dai diretti interessati, piuttosto che da una indagine, perché poi ci sarebbero spiegazioni da dare e imbarazzi da superare.

avv. Michele Allamprese

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