Dalla lettura dell’ordinanza del GIP di Roma che ha disposto la misura cautelare della detenzione in carcere a carico di Walter Lavitola e Gomes Tavares, quest’ultima non eseguita in ragione della latitanza all’estero del camerunense, emergono alcune stranezze degne di essere approfondite.
La prima è la seguente.
L’abitazione di Sigfrido Ranucci era priva di un sistema di telecamere a circuito chiuso, che riprendesse l’esterno dell’abitazione.
Si tratta di una circostanza non da poco, atteso che il giornalista, ancor prima dell’”attentato per amore” dell’ottobre scorso, era stato oggetto di minacce da parte di ignoti, ma anche, per come da Ranucci esposto nella denuncia seguente ai fatti, da membri del cartello di Sinaloa.
Ranucci, infatti, all’epoca era già sotto protezione, tant’è che giungerà a casa, pochi minuti prima dell’esplosione, accompagnato dalla scorta.
Eppure la sua abitazione non era dotata di un sistema di video sorveglianza, e questa sarà una lacuna che poteva risultare decisiva per le indagini.
La seconda stranezza è nella sequenza temporale degli eventi.
Ranucci arriva a casa alle ore 21.40, la sua scorta effettua un giro, cosiddetto di bonifica, per verificare che sia tutto in ordine, e si allontana, così come previsto nei protocolli per il livello di scorta assegnato all’epoca al giornalista.
Dopo pochi minuti arriva la Fiat 500 X con a bordo due degli esecutori materiali dell’attentato, che si parcheggiano di fronte all’abitazione del giornalista, attendono quasi dieci minuti fermi, e poi, uno dei due, scende per posizionare l’ordigno, per poi dileguarsi.
Dalla ricostruzione dei movimenti della Fiat 500 nel periodo antecedente all’esplosione, emerge che i malviventi giungono sui luoghi pochi minuti dopo che la scorta è andata via. Una coincidenza temporale inquietante se si considera che questi non potevano essere a conoscenza delle abitudini del giornalista, che non doveva essere un abitudinario, e quindi del fatto che questi, quel giorno, rientrava a casa in quel determinato orario.
Altra circostanza molto singolare è la seguente.
Il punto dove si parcheggia l’autovettura dei malfattori per poi procedere all’azione delittuosa, non è ripreso dalle telecamere, di cui pure sono dotate numerose abitazioni della zona (tanto da risultare decisive nella prima fase delle indagini per l’individuazione della Fiat 500).
Anche il tragitto che farà il malfattore che apporrà materialmente l’ordigno esplosivo vicino ale due autovetture di famiglia non è ripreso da alcuna telecamera.
In buona sostanza, se non fosse stato per due minorenni che si trovavano casualmente a passare da li, forse oggi non sarebbero stati ancora individuati gli esecutori materiali, e da li i mandanti (o una parte di essi).
Siamo certi che anche su questi aspetti la Procura distrettuale antimafia di Roma, o quella di Velletri se si dovesse derubricare il reato, faranno piena luce.
Avv. Michele Allamprese
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