Lo scorso due settembre, presso la sede dei Ris di Parma, si sono svolti gli accertamenti tecnici irripetibili di natura genetica sui campioni prelevati sul corpo della povera Antonella Guarnero, repertati in occasione della riesumazione del cadavere lo scorso sei giugno.
Il caso, seguito dal mio studio, è stato riaperto ad inizio anno in seguito all’istanza di riapertura corredata dalle investigazioni difensive svolte insieme alla criminologa Antonella Pesce Delfino.
Presenti alle operazioni tecniche, oltre al sottoscritto, il consulente di parte della famiglia, il dott. Vincenzo Agostini.
Ricordiamo le tappe giudiziarie della vicenda.
In data 23/12/2025 veniva inoltrata dal sottoscritto l’istanza di riapertura delle indagini, con la quale si indicava una pista precisa e due alternative, e si chiedeva alla Procura di valutare l’opportunità della riesumazione del cadavere per effettuare gli accertamenti genetici non svolti in occasione delle prime indagini, attese le conoscenze tecniche dell’epoca.
La Procura della Repubblica di Vercelli, nelle persone del nuovo procuratore capo dott.ssa Ilaria Calò e del sostituto dott.ssa Mariaserena Iozzo, con grande sensibilità e senso del dovere, hanno accolto l’istanza e disposto la riapertura delle indagini, delegando alle stesse il Reparto Operativo dei Carabinieri di Alessandria, retto dal Colonnello Silvio Mele.
Le attività investigative sono da subito partite con impegno e dedizione, escutendo i testimoni, anche nuovi, con audizioni condotte direttamente dal sostituto procuratore, e, soprattutto con l’incarico medico legale di riesumazione del cadavere attraverso l’incarico conferito alla dott.ssa Silvia Bodini dell’università di Pavia. La riesumazione e l’esame medico legale, con l’acquisizione dei reperti utili alle indagini biologiche si è svolto presso il cimitero di Castelletto Merli, ove la vittima è sepolta, alla presenza della famiglia, del sottoscritto e dei consulenti Matteo Biason, medico legale e dello stesso dott. Vincenzo Agostini.
Ora si attendono con grande fiducia gli esiti delle indagini genetiche e di quelle tradizionali, con la certezza e speranza che Antonella Guarnero, seppur dopo 33 anni, possa avere giustizia. Lo merita la memoria della vittima e quel che resta della sua famiglia, e quindi il fratello Piermassimo. La speranza è riposta nell’encomiabile lavoro di tre donne, la criminologa Antonella Pesce Delfino, e le magistrate Calò e Iozzo. Quello di Antonella Guarnero è un femminicidio ante litteram, ed è giusto che siano proprio tre donne a risolvere questo intricato cold case.





