Emergono le prime indiscrezioni sulle risultanze investigative relative alla morte del piccolo Domenico, il bimbo di 2 anni e mezzo, morto alcune settimane fa all’ospedale Monaldi di Napoli.
I primi accertamenti medici, nonché l’esame dei tabulati telefonici e i primi interrogatori, svolti dalla Polizia Giudiziaria delegata dalla Procura di Napoli, sembrano indirizzare le indagini verso una doppia catena causale. Ciò vuol dire che la morte del piccolo, sopraggiunta, lo ricordiamo, circa due mesi dopo il gravissimo errore medico, sarebbe frutto di due condotte negligenti, ad opera di due diversi sanitari.
La prima condotta che avrebbe determinato l’evento si realizza a Bolzano, quando si decide di usare il ghiaccio secco in luogo di quello naturale, per mantenere l’organo ad una temperatura tale da non rovinarlo nel viaggio verso Napoli. La responsabilità è chiaramente da individuare nel sanitario che aveva in custodia l’organo, e in quello che, proveniente da Napoli, lo ha preso in cura per il trasporto. Ricordiamo che una ulteriore negligenza, forse non determinante ai fini dell’evento, è quella della scelta del contenitore, quando da Napoli si è preferiti partire con una borsa non di ultima generazione.
Il secondo momento cardine nella determinazione dell’evento avviene quando il 23 dicembre, alle ore 14.18, il primario del reparto preposto all’operazione, senza prima accertarsi delle condizioni del cuore da impiantare e proveniente da Bolzano, decideva di espiantare il cuore del piccolo Domenico, ponendo in essere così una manovra irreversibile.
Il chirurgo, infatti, avrebbe dovuto attendere la ertezza che il cuore fosse arrivato e che lo fosse in condizioni tali da poter essere impiantato.
La negligenza è ancora più grave se si considera che è stato accertato che l’arrivo dell’auto medica con il cuore da impiantare al parcheggio dell’ospedale Monaldi è delle 14.23, quindi quando già il cuore di Domenico era stato asportato.
Soprattutto si tratterà di capire quale delle due condotte ha inciso nell’evento finale, e lo si dovrà fare con il cosiddetto meccanismo controfattuale.
Si deve prendere come riferimento l’evento finale, quindi la morte del piccolo Domenico, e provare a ipotizzare che la prima condotta non sia avvenuta, per verificare se la morte ci sarebbe stata lo stesso.
Poi si procederà a fare la stessa cosa con la seconda condotta. Il protagonista della condotta che da sola avrà provocato l’evento, sarà quello che sarà chiamato a rispondere in sede giudiziaria.
Avv. Allamprese Michele
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