IL DELITTO DI CAPODANNO. RIAPERTE LE INDAGINI.

Oggi voglio parlarvi di un caso che sto seguendo e che, come da notizie recenti di stampa, ha visto la formale riapertura delle indagini.

In realtà le indagini sono riaperte già da diversi mesi, ma non ho potuto parlarne proprio perché in quel momento era importante mantenere il più assoluto riserbo, attesa la delicatezza del caso e la particolarità delle indagini.

Il caso è noto alle cronache come “delitto di capodanno” e si tratta in un terribile e odioso femminicidio che ha visto vittima una ragazza, Antonella Giuarnero, il cui cadavere fu rinvenuto la mattina del 1.1.1993 a Castelletto Merli, nelle campagne dell’alto Monferrato.

Antonella aveva partecipato, con la sua comitiva di amici, al veglione di capodanno presso un ristorante della zona e, dopo aver salutato gli amici ed essere salita sulla sua Y10, alle prime luci dell’alba, prese la strada di casa.

Solo che la povera Antonella a casa non ci tornerà più, e la sua autovettura verrà rinvenuta nei pressi della sua abitazione, parcheggiata in modo approssimativo e con il sedile del conducente totalmente riposto indietro. Il cadavere di Antonella verrà trovato il mattino da un residente della zona, e l’autopsia accerterà che la morte è dovuta a soffocamento meccanico.

Con ogni probabilità Antonella conosceva il suo assassino e salì volontariamente sulla sua auto e, in seguito ad un tentativo di approccio sessuale che Antonella respinse, la vittima tentò di uscire dalla vettura e scappare, ma l’assassino la raggiunse e la uccise.

Il luogo del delitto, tuttavia, non coincide con quello di ritrovamento del cadavere, quindi l’assassino, da solo o con un complice, caricò il cadavere della povera Antonella nell’auto per poi tentare di occultarlo nei pressi di una cava dismessa.

Antonella aveva 30 anni, era diplomata in lingue ed era impiegata come centralinista in una azienda del posto. Era una ragazza piena di vita e che sprizzava voglia di vivere, ma allo stesso tempo era alla ricerca del grande amore.

Da subito le indagini si concentrarono nel cerchio di amici e conoscenti, proprio perché da subito gli inquirenti credettero che l’assassino fosse persona nota ad Antonella e della quale lei si fidava.

Purtroppo le indagini non portarono a nulla, e furono archiviate. Negli anni ci sono stati sporadici tentativi della famiglia, in particolare di una zia di Antonella, di riaprire le indagini, senza tuttavia particolare successo.

Oggi, grazie al lavoro di tre donne, forse si riuscirà a far luce su quanto accadde la notte dell’ultimo dell’anno del 1992. Le tre donne, mi piace dirlo, sono la dott.ssa Antonella Pesce Delfino, che ha curato la parte investigativa e criminologica dell’istanza di riapertura delle indagini e che ha il grande merito di aver acceso la luce sul caso; la dott.ssa Ilaria Calò, Procuratore capo di Vercelli e la dott.ssa Mariaserena Iozzo, il sostituto procuratore che ha in carico il fascicolo, le quali hanno da subito dimostrato sensibilità e attenzione al caso.

Le indagini sono in corso e, nel silenzio che deve essere garantito nel corso delle fasi iniziali delle indagini, soprattutto nel caso di riapertura di cold cases, si è già disposta la riesumazione del cadavere e la repertazione di elementi sui quali si spera i Ris possano individuare tracce genetiche che possano portare all’assassino.

Seguiranno aggiornamenti.

avv. Michele Allamprese

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