Abbiamo avuto modo, più volte, di precisare quanto la cucina, tra tutte le stanze che compongono la villetta del delitto di Chiara Poggi, fosse quella che attrae maggiore interesse e attenzione, assieme al vano scala dove fu rinvenuta la vittima.
Secondo l’impostazione accusatoria della Procura di Pavia, l’assassino si è pulito in cucina. Si tratta, tuttavia, di una mossa che non ha grande logica, visto che l’assassino aveva la possibilità, a quel punto, di utilizzare il bagno, che è attiguo al vano scale, e certamente più comodo per una opera di pulizia post delitto. Invece l’omicida, nel bagno ci passa, ma solo probabilmente per specchiarsi e verificare che le operazioni di pulizia fossero andate a buon fine.
Quindi, perché l’assassino preferisce la cucina al bagno?
Una risposta, che chiaramente è una mera ipotesi, è che in cucina ci fosse qualcuno, che attendeva, magari spaventato o spaventata, gli eventi. Qualcuno che aveva partecipato, non necessariamente con un ruolo attivo, alla parte iniziale dell’aggressione. Qualcuno che, mentre il delitto si compiva e giugneva al suo apice, attendeva in cucina, dove magari era iniziata la fase culminante del diverbio tra assassino e povera Chiara, che poi è culminato nelle azioni omicidiarie mirabilmente descritte nella BPA dei Ris di Cagliari, dapprima dinanzi alle scale che portano al secondo piano, poi nei pressi del telefono, quindi all’inizio del vano scala e, poiu, infine, a metà scalinata.
Dopo aver terminato l’opera, quindi, l’assassino si reca in cucina, perché ha la necessita di rassicurare l’altra/o o le altre/i presenti sulla scena, e ne approfitta per lavarsi nel lavandino. Quindi, questi chiede, probabilmente a una di queste persone presenti in cucina, un asciugamano, che potrebbe essere stato preso dal famoso primo, secondo o quarto tiretto della cassettiera presente nella stanza della TV (ne abbiamo ampiamente parlato in precedenti articoli e video), e si reca in bagno per verificare che le tracce di sangue non ci siano più, per poi affacciarsi sul vano scala, da qui l’impronta 33 bagnata (ne abbiamo parlato già).
In sostanza, va analizzata a fondo la cucina, e vanno fatti dei ragionamenti approfonditi sull’esclusione della presenza di altre persone, non per forza con un ruolo attivo nel delitto. D’altronde, se questa o queste persone, hanno poi dato l’asciugamano all’assassino, una minima conoscenza dei luoghi dovevano averla.
Anche per questo è giusto e sacrosanto che le indagini continuino.
avv. Michele Allamprese





