ATTENTATO A RANUCCI. FACCIAMO IL PUNTO DELLA SITUAZIONE.

Proviamo, senza prendere posizione o esprimere opinioni, ma basandoci unicamente sui fatti, a fare chiarezza sulla intricata vicenda che coinvolge il conduttore della popolare trasmissione di inchiesta della Rai, Sigfrido Ranucci.

Di seguito i fatti.

Il 16.10.2025 a Pomezia, esplode un ordigno dinanzi all’abitazione del conduttore televisivo che, fortunatamente, danneggia soltanto due autovetture di famiglia.

Il conduttore denuncia immediatamente l’episodio, e la Procura di Roma iscrive la notizia di reato, ipotizzando il delitto di tentata strage, delegando le indagini ai Carabinieri del Comando Provinciale di Roma.

In seguito a imponenti indagini, lo scorso giugno furono arrestati i quattro esecutori materiali dell’attentato, i quali, essendo legati alla camorra, determinarono anche il cambio del capo di imputazione, la relativa contestazione dell’aggravante e l’assorbimento delle indagini alla competente Direzione distrettuale antimafia di Roma.

Individuati gli esecutori materiali, restava da definire il mandante. E le ultime novità lo individuano in tale Valter Lavitola, personaggio molto discusso e già noto alle cronache giudiziarie. Lavitola è stato attinto da un avviso di garanzia in concomitanza con una perquisizione domiciliare cui è stato sottoposto lo scorso 4 luglio. Nell’occasione Lavitola fu trovato in possesso di un biglietto aereo per il Camerun, il che potrebbe far ipotizzare il pericolo di fuga e la relativa applicazione di una misura cautelare, fosse anche affievolita quale il ritiro del passaporto e/o l’obbligo di dimora. Lavitola ha un discreto curriculum criminale, condannato nel 2012 in seguito a patteggiamento a tre anni e otto mesi per l’indebita percezione di contributi pubblici, quale proprietario del quotidiano l’Avanti, per il quale vi è anche condanna definitiva della Corte dei Conti che lo condanna alla restituzione di quasi 24 milioni di euro per i medesimi fatti; nel 2013 viene condannato per tentata estorsione ai danni di Silvio Berlusconi alla pena di 2 anni e otto mesi. Nel 2015 viene condannato in primo grado a tre anni di reclusione per concorso in corruzione per la vicenda della compravendita dei senatori, con procedimento estinto in cassazione per intervenuta prescrizione.

Il punto nevralgico della questione, e che sta generando polemiche, è che Ranucci e Lavitola erano molto amici e collaboravano anche nelle inchieste di Report, fatto non solo confermato ma anche rivendicato dal giornalista, perfino dopo la notizia dell’individuazione, secondo l’impianto accusatorio, di Lavitola come presunto mandante. Anzi, il giornalista ha apertamente detto di non credere a questa ipotesi e ha definito Lavitola un “amico fraterno”.

Addirittura, secondo Lavitola, questi aveva in mente di sostenere la candidatura di Ranucci come possibile leader della coalizione di centro sinistra, definita “campo largo” avendo anche commissionato un sondaggio di gradimento sulla questione.

La tesi sostenuta da qualcuno, nell’ambito dell’agone politico, è che l’attentato fosse una messa in scena per avvantaggiare il giornalista televisivo agli occhi dell’opinione pubblica. Un fatto che, se vero, e non crediamo che possa essere vero e non solo perché allo stato Ranucci è persona offesa del reato, sarebbe gravissimo e inconcepibile.

Certo, conoscendo l’operato scrupoloso della DDA e del Comando provinciale dei Carabinieri, questi non lasceranno nulla di intentato, approfondendo anche i rapporti tra indagato e persona offesa, per esempio verificando eventuale presenza di polizze assicurative.

Per ora la situazione è questa, vi terrò aggiornati, sempre basandomi rigorosamente sugli atti.

avv. Michele Allamprese

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