Caso Lavitola-Ranucci. A che punto siamo?

Le indagini in corso, da parte della Procura distrettuale antimafia di Roma, sull’attentato dello scorso ottobre al giornalista e conduttore di Report Sigfrido Ranucci, continuano e sono ricche di colpi di scena e di spunti, non solo giudiziari, che animano il dibattito, soprattutto politico.

Facciamo un recap della situazione.

L’attentato avvenne la notte tra il 16 e il 17 ottobre del 2025, e interessò le due autovetture della famiglia Ranucci parcheggiate dinanzi alla villa del conduttore a Campo Ascolano, frazione di Pomezia, in provincia di Roma. Subito dopo l’attentato, e atteso l’impegno giornalistico e investigativo di Ranucci, venne interessata delle indagini la Procura distrettuale antimafia di Roma, che ancora oggi conduce le indagini.

Il primo colpo di scena avvenne il 30 giugno del 2026, quando vennero arrestati i quattro presunti esecutori materiali dell’attentato. Si tratta di tre uomini e una donna, provenienti dall’avellinese con precedenti penali ma non affiliati a gruppi camorristici. I quattro sono al momento in cui scrivo, in carcere, ad eccezione della donna che è sottoposta alla detenzione domiciliare. Chiaramente si tratta dell’applicazione di misure cautelari, in quanto il Gip prima e i successivi gradi della giurisdizione cautelare poi, hanno ritenuto che vi fossero pericoli di reiterazione del reato. La novità degli ultimi giorni è data dal fatto che dei quattro, due, ha risposto alle domande del Pm e hanno confermato di aver ricevuto l’incarico dal camerunense Gomes Clesio Tavares di far esplodere una bomba, senza fare male a nessuno e di non conoscere Lavitola e Ranucci.

Il secondo colpo di scena è del 4 luglio 2026, quando Walter Lavitola, amico fraterno della vittima (per stessa definizione dell’indagato) venne sottoposto a perquisizione domiciliare e al sequestro dei dispositivi elettronici (computer e cellulare). In quell’occasione si venne a sapere che, secondo gli inquirenti, Lavitola era indagato in concorso con i quattro per essere, secondo l’impianto accusatorio, il mandante dell’attentato. Interrogato due giorni dopo, Lavitola si avvarrà della facoltà di non rispondere. Intanto, sempre nello stesso periodo, veniva sottoposto a perquisizione Gomes Clesio Tavares, uomo di fiducia di Lavitola e ritenuto dagli inquirenti l’intermediario tra gli esecutori materiali e il mandante, con conseguente iscrizione anche di questi nel registro degli indagati.

L’ultimo colpo di scena è del 10 agosto scorso, quando il Gip, su richiesta del Pm della Dda ha disposto la misura della carcerazione cautelare in carcere sia per Lavitola che per Tavares, con il primo che è stato tradotto a Rebibbia e il secondo, allo stato in Camerun, per il quale si sono avviate le procedure internazionali di estradizione.

Intanto Lavitola ha iniziato a collaborare con gli inquirenti, assumendosi la responsabilità dell’essere il mandante dell’attentato, precisando però che aveva chiesto soltanto di sparare dei colpi di pistola contro l’abitazione del giornalista e giustificando l’iniziativa con la volontà di proteggerlo e fargli aumentare la scorta.

In questo contesto è probabile che la titolarità delle indagini passi alla Procura ordinaria competente che è quella di Velletri, non prima, però, di aver sentito di nuovo Ranucci, il quale dovrà chiarire numerosi aspetti della vicenda.

Da chiarire, infatti, è il reale rapporto con Lavitola, il progetto politico di quest’ultimo per Ranucci e la conoscenza da parte di questi del progetto e la sua condivisione. Infatti è evidente come nelle prime dichiarazioni rese agli inquirenti Ranucci abbia omesso di precisare il rapporto con Lavitola, e negato la conoscenza con Tavares.

Il caso può avere tre possibili sviluppi. O Lavitola ha davvero agito in proprio, e Ranucci era del tutto all’oscuro delle intenzioni del suo fraterno amico, oppure Lavitola è eteroguidato, ed esiste un livello superiore che ha, per evidenti interessi politici o criminali, voluto infangare la credibilità del conduttore o, infine, Lavitola e Ranucci erano d’accordo e hanno architettato il finto attentato per lanciare la candidatura politica di Ranucci.

Le indagini dovranno chiarire soprattutto questo.

avv. Michele Allamprese

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