Caso ricina: a che punto sono le indagini

Stanno procedendo spedite le indagini della Procura di Larino in relazione a quello che è ormai certo essere stato l’omicidio di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita. La Procura, infatti, dopo aver inizialmente indagato e poi scagionato i medici che ebbero in cura le due vittime nei giorni successivi all’avvelenamento, procede ora spedita con l’ipotesi del duplice omicidio, aggravato dall’uso del veleno (artt. 575 e 577 cp).

Prima dell’estate, gli inquirenti conferirono mandato ai tedeschi del Robert Koch Institute di Berlino al fine di sottoporre ad analisi i reperti rinvenuti nell’abitazione della famiglia, e verificare la sussistenza della sostanza tossica. Nello scorso luglio sono iniziati i sopralluoghi da parte degli esperti tedeschi e ora sono uscite le prime indiscrezioni, da leggere in combinato disposto con le ultime mosse investigative della Procura.

Le indiscrezioni uscite in questi giorni attestano che non sono presenti tracce di ricina sui due familiari superstiti, e quindi su Gianni e Alice Di Vita, padre/marito sorella/figlia delle vittime, il che significa che i due non hanno assunto, nemmeno in minima parte, i pasti avvelenati che hanno portato alla morte delle due donne. I risultati di maggiore valore investigativo, invece, saranno quelli sui settanta reperti sequestrati in casa, al fine di comprendere come il veleno è stato ingerito dalle vittime, per poi da li capire in che occasione questo è avvenuto e restringere la cerchia dei sospettati. Le ipotesi sul tavolo restano due, la cena del 23 dicembre, presenti le due vittime e Gianni, o il pranzo e cena del 24, con presenti numerosi altri familiari.

In parallelo, la Procura ha disposto un confronto tra Gianni Di Vita e una donna, amica di famiglia, e questo in quanto in sede di indagini i due hanno reso dichiarazioni divergenti. Il confronto, infatti, è uno strumento attraverso il quale, nella fase delle indagini, si accerta quale delle versioni diverse è la più attendibile.

Ricordiamo che ad oggi, gli unici soggetti che risultano indagati, e formalmente lo sono ancora, sono i medici che in momenti e con ruoli diversi hanno avuto in cura le due donne, i quali, però, sembrano essere del tutto estranei ai fatti e non aver avuto un ruolo, nemmeno di rilevanza colposa, nella morte delle due vittime. Infatti, la relazione medico legale collegiale disposta dalla Procura ha accertato che la quantità di ricina ingerita era tale per cui, anche in caso di condotta diversa da parte dei sanitari che hanno preso in cura le due donne, l’esito letale non sarebbe mutato.

Altresì, si è in attesa degli esiti degli accertamenti tecnici sui dispositivi elettronici, telefoni, tablet e computer, del nucleo familiare e di persone vicine allo stesso, che, come spesso accade in questi casi, può essere decisivo per comprendere le dinamiche familiari e la sussistenza di un eventuale movente.

La particolare modalità del delitto, infatti, che esclude la possibilità di prove genetiche, verifiche sull’uso di un’arma e altri atti di indagine collegati alla dinamica omicidiaria, non consente agli inquirenti altra strada che quella delle indagini tradizionali.

Come ho già avuto modo di scrivere, questo caso si risolve partendo dal movente ed esaminando i dispositivi elettronici dei soggetti vicini alle vittime.

avv. Michele Allamprese

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